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Una vita tra dischi, cani e piante grasse…

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Underground - Mario Venanzi

Mario Venanzi

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Underground – Mario Venanzi

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Underground - Mario Venanzi

Underground – Mario Venanzi

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Underground – Mario Venanzi

Viterbo – A Viterbo dire “Underground”, per chi ama la musica, è un po’ come dire paese dei balocchi. A parte che Mario Venanzi più che a Lucignolo assomiglia a Mangiafuoco. Un Mangiafuoco solo apparentemente burbero che, all’età di 62 anni, ha trascorso più della metà della sua vita a vendere dischi.

Aveva appena 25 anni quando, il 3 giugno 1981, ha aperto il primo negozio in via dei Magazzini, una traversa di via Roma. Nel 1985 si è trasferito in via Matteotti. Nel 2003 sotto gli archi di Palazzo Grandori, in piazza della Rocca. Da cinque-sei anni sta al civico uno di via della Palazzina.

Nel frattempo sono trascorsi oltre 37 anni. Venanzi si è sposato, ha messo al mondo due figli, Andrea e Giulia, ha una nipote di 8 anni, è impegnatissimo sul fronte “cinofilo” e trova anche il tempo di curare una serra di circa 400 piante grasse.

All’inizio era il vinile, poi sono arrivati i cd, adesso c’è il ritorno del vinile. Come sta la musica?
“Il mercato si è ridimensionato, ma è in corso una rinascita. Il rilancio del vinile si sta rivelando molto interessante. Adesso c’è un nuovo fenomeno importante, di massa, il rap italiano. Va tantissimo, escono sempre nomi nuovi e le nuove generazioni sono molto interessate. L’ambiente è estremamente variegato. Si va dal personaggio legato all’immagine a quello che invece spicca per i testi impegnati. Un mondo tutto in evoluzione e grosso”.

Una volta recarsi ad acquistare un disco era un rito. I ragazzi mettevano da parte i soldi della paghetta. Adesso?
“Se il disco ‘c’è’, nel senso che è valido, la gente lo compra ancora, vuole averlo, desidera una sua copia. E’ un mercato diverso. In Italia non ci sono più le case discografiche che una volta portavano gli artisti in giro per il paese, toccando anche le realtà più piccole, per spingere le vendite. I magazzini dei dischi sono sparsi per l’Europa e la promozione viaggia in ambienti grandi. Un esempio sono gli artisti che si esibiscono nei grandi centri commerciali oppure negli outlet”.

Che ne pensa Mario Venanzi del fatto che a Viterbo non esistono più radio in fm, neanche una, dopo la chiusura, qualche mese fa, dell’ultima rimasta?
“Penso che sia drammatico. E’ un dramma che non ci sia più una radio locale, come è un dramma che non ci siano cinema o quotidiani locali di qualità”.

Di buono c’è che ha riaperto il Teatro Unione, che al posto dell’ex Pidocchietto ed ex San Leonardo sia nato il Teatro Caffeina, che la stagione teatrale estiva di Ferento esiste ancora. Underground fa anche prevendita. Tira aria di rinnovamento?
“Vendiamo biglietti da 20 anni, anche per la Scala di Milano. Copriamo tutta l’Italia, ma non l’Unione. A Viterbo chi gestisce, tende a centralizzare, a fare tutto da sé. Anche Caffeina, tende a centralizzare. Diverso è il caso di Ferento. Un’altra storia. Nonostante le prevendite siano diffuse capillarmente su tutto il territorio, abbiamo venduto una marea di biglietti. Quattrocento solo per la serata della cover band dei Pink Floyd, che se fosse piovuto, ci sarebbero voluti giorni per rimborsarli. Idem per lo spettacolo di Maurizio Battista”.

Poi ci sono i cani. Il 2 e 3 giugno scorsi, in occasione della 50esima esposizione canina, avete portato a pratogiardino Lucio Battisti oltre duemila esemplari di tutte le razze?
“Sono presidente del Gruppo cinofilo viterbese da 20 anni e dal 2013 sono presidente del consiglio regionale dell’Enci, l’Ente nazionale della cinofilia italiana. Che dire? I cani fanno parte della mia vita”.

Alleva sempre gli amati boxer?
“Certamente, adesso ne ho una decina. E a Vetralla, dove vivo, gestisco anche una pensione per cani. Ma i boxer non vanno più come un tempo. La gente è condizionata dalle mode, dalla televisione. Si è passati dal labrador, al dalmata, ai cani di taglia piccola che adesso vanno per la maggiore, come i chihuahua e i barboncini. Manca la cultura del cane”.

Cosa consiglierebbe a chi vuole prendere un cane?
“Partiamo dal presupposto che in natura non esistono le razze. Non si trovano chiwawa selvatici allo stato brado nei boschi. Le razze sono state costruite dall’uomo, ognuna con la sua funzione e con la sua caratteristica. C’è chi si fa il rottweiler poi non lo sa gestire. Quando si sceglie un cane, bisogna pensare al proprio carattere, agli spazi che si hanno a disposizione, all’utilizzo che se ne vuole fare”.

Oltre a cani e musica, trova il tempo per coltivare qualche hobby?
“Coltivo, letteralmente, un hobby… sono un collezionista di piante grasse. A casa ne ho circa 400, una sorta di serra sotto il portico della mia abitazione. Alcune danno più soddisfazione, altre meno, ma prima o poi i risultati arrivano. E poi di buono c’è che vivono bene anche se mi dimentico di annaffiarle oppure faccio tardi per via dei troppi impegni”.

Cosa ricorda volentieri del suo passato?
“L’esperienza dei Cantieri Musicali, anche se è finita male. Ma non per colpa mia. E’ stata entusiasmante, A Vetralla hanno suonato i migliori musicisti”.

L’ultima vacanza o viaggio?
“Sono anni che non faccio vacanze o viaggi. Dal Duemila mi sono concentrato sui miei figli, che mi stanno dando tante belle soddisfazioni. Domenica scorsa erano a pranzo da me, ho cucinato io, tutto pesce. Giulia è una grande fotografa, si occupa di architettura, lavora per una ditta californiana di interni che si occupa di immobili di prestigio. Di recente è stata in Arabia Saudita per l’Eni e a settembre andrà in Russia per l’Enel. Andrea, che otto anni fa mi ha fatto diventare nonno, è un ottimo grafico, lavora per l’università, per Ferento. Sono ragazzi bravi e affettuosi”.

Se andiamo a fare un giro in macchina, cosa ci fa ascoltare Mario Venanzi?
“Chissà. Mi piacciono tante cose. Dal jazz al blues, ai rapper italiani. Potremmo sentire Fabrizio De André oppure Vinicio Capossela. Ma anche Ron, perché no?”.

Silvana Cortignani

 


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