Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – C’è poco da stare allegri, caro sindaco: Viterbo è sporca e il servizio è troppo costoso.
Se i dati dell’indagine condotta da Cittadinanza Attiva fossero attendibili (e non abbiamo fonti che ci dicano il contrario), significherebbe che i cittadini – nonostante un servizio carente sotto molti aspetti e che non facilita di certo la vita – sono stati comunque virtuosi ed hanno provveduto a selezionare la raccolta dei rifiuti, raggiungendo un 55,2% di differenziata: un livello sicuramente da incrementare, ma che la stessa Cittadinanza Attiva definisce, ad oggi, il migliore della regione.
A fronte di ciò, una spesa media per famiglia di 244 euro.
Un importo a nostro parere elevatissimo, se consideriamo lo stato di abbandono e di sporcizia della città, dove troviamo, e non solo in periferia, marciapiedi impraticabili e tombini completamente saturi; e nel centro storico angoli pieni di rifiuti, cumuli di sterco di piccione e chi più ne ha più ne metta…
La contraddizione quindi è evidente: a fronte di un migliore comportamento etico dei cittadini, quali sono le misure che il comune ha messo in atto?
In altre parole: quanto ricava il comune dalla differenziata e quali sconti ha messo in atto sulla Tari? O ancora: cosa ha messo in campo per migliorare il servizio?
Tutti i Comuni, infatti, traggono un ricavo dalla raccolta differenziata, grazie al quale riducono le imposte ai cittadini e/o migliorano il servizio reso. Alcuni comuni virtuosi sono riusciti persino ad azzerare la tassa e a far pagare l’immondizia soltanto sul peso dell’indifferenziato.
A Viterbo, di risposte in tal senso non ne abbiamo avute.
Infatti, nei documenti che fanno riferimento al rapporto in essere tra il comune e le società Cns, Cosp e Gesenu (Ati), firmatarie del contratto d’appalto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, eseguito da Viterbo Ambiente, non compare mai la voce “proventi o introiti derivanti dalla raccolta differenziata”.
La maggior parte dei comuni italiani, al contrario, incassano somme significative dal Conai o da altri consorzi di recupero della plastica, dell’alluminio, del vetro e della carta.
Il fatto è che la gestione dei rifiuti a Viterbo è stata affidata ad una azienda privata, cui è concesso beneficiare degli introiti derivanti dalla vendita dei prodotti separati senza dover rendere conto a nessuno, in quanto non è prevista nessuna regolamentazione in merito.
Se l’attuale maggioranza che governa il capoluogo della Tuscia non è in grado, non ritiene opportuno o è impossibilitata a tornare alla gestione diretta, quantomeno dovrebbe proporrela rinegoziazione degli oneri contrattuali con la società appaltatrice, in modo che i proventi riconosciuti dai consorzi di recupero dei materiali ottenuti con la raccolta differenziata contribuiscano a ridimensionare, se non ad azzerare, l’importo della Tari.
Invece ad oggi, a contratto scaduto dal settembre scorso, con un processo in atto per truffa milionaria sui rifiuti e con un servizio che fa acqua da tutte le parti, questa amministrazione è stata capace soltanto di prorogare il contratto alla vecchia ditta senza cambiare una virgola.
Caro sindaco, lei sarà pure soddisfatto ma i cittadini sono stufi e di certo non si meritano questo trattamento.
Paola Celletti
Marco Prestininzi
Lavoro e beni comuni
