Tarquinia – “Siamo sorpresi e dispiaciuti. Sarebbe stato opportuno e doveroso che il prefetto di Viterbo partecipasse all’inaugurazione della sezione dell’Anpi di Tarquinia così come ha fatto, sempre nella stessa città, per la fondazione della sede locale della Lega di Salvini”. A parlare è Enrico Mezzetti, avvocato e presidente dell’Anpi viterbese, l’associazione nazionale partigiani d’Italia.
Venerdì 14 dicembre il taglio del nastro della sezione di Tarquinia. Direttamente nella sala del consiglio comunale della città di costiera. Qualche giorno l’apertura della sede della Lega.
“Per l’inaugurazione di Tarquinia – racconta infatti Mezzetti – abbiamo invitato varie autorità, tra le quali anche il prefetto di Viterbo Giovanni Bruno. E siamo dispiaciuti che non abbia partecipato. Non ha mandato nemmeno un messaggio. Considerando che, sempre a Tarquinia, ha preso parte all’inaugurazione della sede della Lega di Salvini, ci sembrava opportuno e doveroso che partecipasse anche alla nostra. Un problema di sensibilità democratica, non una scelta di parte”.
“L’Anpi – sta scritto sul sito internet dell’associazione – è tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel paese. Fu costituita il 6 giugno 1944, a Roma, dal Cln del Centro Italia, mentre il nord era ancora sotto l’occupazione nazifascista. Il 5 aprile del 1945, con il decreto luogotenenziale n. 224, le veniva conferita la qualifica di ente morale che la dotava di personalità giuridica, promuovendola di fatto come associazione ufficiale dei partigiani”.
Il 4 giugno 1945, con la liberazione del nord, venne poi costituita a Milano l’Anpi-Comitato alta Italia.
“A entrare a far parte della presidenza – prosegue il sito internet dell’Anpi – furono i componenti del Comando generale del Cvl, a rappresentare idealmente e fattivamente la continuità dell’unità della Resistenza anche nell’Anpi: Raffaele Cadorna, Ferruccio Parri, Luigi Longo, Enrico Mattei, Giovanni Battista Stucchi, Mario Argenton”.
Nel Comitato esecutivo figuravano Arrigo Boldrini “Bulow”, Cino Moscatelli e Guido Mosna. Il 27 giugno 1945, il Comitato provvisorio dell’Anpi di Roma e il Comitato alta Italia si fusero dando vita all’Anpi Nazionale. L’associazione ebbe una sua rappresentanza anche alla Consulta nazionale i cui lavori si svolsero tra il settembre 1945 e il referendum istituzionale dell’anno successivo.
“La nostra associazione – spiega Mezzetti – è in forte espansione a livello provinciale. Due anni fa nella Tuscia c’erano sole tre sezioni. Nepi, Orte e Montefiascone. Oggi siamo arrivati a sette. Si sono aggiunte Civita Castellana, Viterbo, Tuscania e Tarquinia. In tutto abbiamo 400 iscritti. E viviamo delle nostre tessere, senza altre fonti di finanziamento”.
“Il prefetto avrebbe dovuto partecipare. E’ un problema di sensibilità democratica – ripete il presidente dell’Anpi -. Non solo, mentre la Lega rappresenta una parte di questo paese, l’Anpi lo rappresenta tutto. Una realtà che nasce con la resistenza e la Costituzione. E la Costituzione è a fondamento di tutta la società democratica e repubblicana. Essere antifascisti è un dovere preciso delle nostre istituzioni. Per questo l’istituzione rappresentativa del governo a livello provinciale, vale a dire il prefetto, avrebbe dovuto essere presente, dato che nessun prefetto non può non riconoscersi nella costituzione e nell’antifascismo che sono alla base della Repubblica nata dalla resistenza”.
Mezzetti poi è ancor più stupito dall’assenza del prefetto anche “perché a febbraio, prima delle elezioni, abbiamo avuto un incontro con Bruno per denunciare fenomeni di filofascismo e movimenti di destra abbastanza pericolosi sul nostro territorio. E siamo stati ricevuti”.
“Un’assenza – sottolinea Enrico Mezzetti – che abbiamo notato e che notiamo. Non siamo un partito, e non vogliamo esserlo. Il nostro è un ente morale. Non un’associazione di sinistra, ma un’associazione antifascista in difesa della Costituzione. In un paese, forse l’unico in Europa,che non ha una destra antifascista. In Italia, a destra, è difficile trovare qualcuno che si riconosca nella Costituzione e nell’antifascismo. Una grave lacuna della nostra società. E la nostra carta costituzionale non è antifascista perché la XII disposizione vieta la ricostituzione del partito fascista, ma per i valori e i principi che esprime. Tra questi, l’accoglienza e l’uguaglianza. Valori antifascisti”.
Daniele Camilli


