Civita Castellana – (sil.co.) – Botte da orbi in pieno giorno per un presunto torto fatto a un invalido, al via ieri davanti al giudice Silvia Mattei il processo ai sei imputati per la maxirissa esplosa a Civita Castellana nel pomeriggio del 5 febbraio 2015.
Tre contro tre: da una parte due amici e il padre di uno di loro, dall’altra due fratelli e un amico. Tutti del posto, due con precedenti di polizia.
Movente uno sgarbo fatto la sera prima a un familiare invalido, dopo qualche insulto di troppo via messaggio, gli imputati avrebbero organizzato un incontro chiarificatore, finito a calci e pugni. Tutti e sei, di età compresa tra i 22 e i 46 anni, finirono agli arresti domiciliari.
Il gruppo che si sarebbe sentito vittima delle offese ricevute per messaggio avrebbe dato appuntamento agli altri tre al Boschetto di Civita Castellana, ma questi ultimi hanno chiesto un luogo meno appartato, spostando il punto d’incontro in via San Giovanni, zona molto più centrale del paese.
Sarebbero volate parole grosse che in pochi minuti si sono trasformate in calci e pugni. Una settima persona, il padre dei due fratelli, avrebbe tentato di intervenire per fare da paciere, senza riuscirci. Il litigio è degenerato e sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno fermato i sei contendenti con l’accusa di rissa aggravata.
Convalidando gli arresti il giorno successivo, il giudice Franca Marinelli, ha poi disposto il solo obbligo di firma per i cinque ragazzi, mentre ha rimesso in libertà senza alcuna misura il più grande di tutti, padre di uno di loro, per motivi di salute.
Quel pomeriggio di febbraio di quasi quattro anni fa, prima di finire in manette, gli imputati finirono in ospedale, al pronto soccorso dell’Andosilla di Civita Castellana, dove furono medicati e dimessi con prognosi dai 3 ai 7 giorni.
Il processo entrerà nel vivo il prossimo 10 maggio.
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