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“È una città che ha poca attenzione per il suo patrimonio culturale”

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Viterbo - Gli affreschi di Santa Maria in Volturno

Viterbo – Gli affreschi di Santa Maria in Volturno

Viterbo - Giannino Tiziani

Viterbo – Giannino Tiziani

Viterbo - Margherita Eichberg

Viterbo – Margherita Eichberg

Viterbo - Il putto, Sant'Agostino e il mistero della Trinità (XVII secolo)

Viterbo – Il putto, Sant’Agostino e il mistero della Trinità (XVII secolo)

Viterbo - Morte di Santa Monica (XVII secolo)

Viterbo – Morte di Santa Monica (XVII secolo)

Viterbo - Sant'Agostino e Santa Monica ascoltano la predica di Sant'Ambrogio (XVII secolo)

Viterbo – Sant’Agostino e Santa Monica ascoltano la predica di Sant’Ambrogio (XVII secolo)

Viterbo - Vittorio Cesetti

Viterbo – Vittorio Cesetti

Viterbo - Mario Mattei

Viterbo – Mario Mattei

Viterbo - Giovanni Arena

Viterbo – Giovanni Arena

Viterbo - Lino Fumagalli

Viterbo – Lino Fumagalli

Viterbo - Santino Tosini

Viterbo – Santino Tosini

Viterbo – “A Viterbo c’è poca organizzazione e poca attenzione per un potenziale enorme che continua a non essere valorizzato. Con grande dispendio per l’offerta turistica che invece rappresenta”. Il riferimento è chiaro. I beni culturali della città dei papi che sono andati perduti, alcuni per sempre, e beni che ancora ci sono ma sono dimenticati chissà da quale parte. A dirlo è l’ex ispettore di zona della soprintendenza Giannino Tiziani che oggi ha tenuto a battesimo la mostra degli affreschi restaurati della chiesa di Santa Maria in Volturno a Viterbo.


Fotogallery: Gli affreschi restaurati di Santa Maria in Volturno


La mostra, da oggi al 27 gennaio, è a palazzo dei papi, nella sala Gualterio. E’ stato Tiziani a trovare per primo gli affreschi in esposizione. Assieme a Santino Tosini, responsabile dell’ufficio dei beni culturali della curia. A restaurarli è stato invece Vittorio Cesetti. Tutti presenti all’inaugurazione di oggi.

Con loro, anche il sindaco Giovanni Arena, gli assessori Paolo Barbieri, Enrico Contardo e Laura Allegrini, la soprintendente del ministero dei beni culturali Margherita Eichberg, il vescovo Lino Fumagalli, il vicario don Luigi Fabbri e padre Mario Mattei, custode dell’archivio storico degli agostiniani. Tutti quanti agguerriti per quanto è stato perso e si rischia ancora di perdere.

“Mi auguro che Viterbo – ha proseguito Tiziani – impari a organizzarsi con le persone e con le forze che ha a disposizione. Gli affreschi in esposizione sono stati trovati anni fa, nel 2014, quando stavamo organizzando una mostra a palazzo dei Papi. Erano in condizioni tali da sembrare robaccia o delle tempere montate su tela”. Sono stati salvati e oggi sono di nuovo a disposizione. Grazie alla diocesi e alla soprintendenza.

Gli affreschi in sala Gualterio sono tre. Il putto che rivela a Sant’Agostino l’insodabilità del mistero della Trinità, Sant’Agostino e Santa Monica che ascoltano la predica di Sant’Ambrogio e la Morte di Santa Monica. Tutti è tre di un anonimo pittore viterbese. Ciascuno di loro datato attorno alla prima metà del XVII secolo. Tre capolavori che provengono dal monastero agostiniano di Santa Maria in Volturno. Un pezzo di Viterbo che non c’è più. Il convento, risalente al XV-XVI secolo finirono in mano al Comune subito dopo l’Unità d’Italia. Entrambi demoliti, monastwero e chiesa. Il primo nel 1927. La seconda subito dopo la seconda guerra mondiale. Tra il 1948 e il 1949. “Per farci delle case popolari”, come ha ricordato Margherita Eichberg nel suo intervento.

“E sembra appunto di stare ancora nel dopoguerra – ha poi sottolineato la soprintendente –  quando le opere scomparivano e non si sapeva più che fine avessero fatto. Oggi è anche l’occasione per parlare di questo, dei patrimoni andati perduti. In una città alla quale i pontefici hanno dato i loro migliori artisti. I viterbesi spesso non si rendono conto del patrimonio che hanno e che mettono la città in collegamento con la produzione artistica di Roma e Siena. Un tempo c’era la percezione del valore artistico delle opere. Questa percezione oggi s’è persa”.

Comunque sia, per salvare il salvabile, “speriamo di organizzare presto uno spazio espositivo permanente – ha proseguito Eichberg – ampliando il museo del colle a spazi ancora disponibili”.

Monastero e chiesa di Santa Maria in Volturno un tempo stavano a piazza San Faustino. Una memoria rimasta solo nel nome della via, Santa Maria in Volturno, che da piazza Sant’Agostino arriva in piazza Martiri d’Ungheria.

Le opere in esposizione in sala Gualterio facevano parte di un ciclo di nove affreschi presenti nel coro del monastero. Staccati nel 1953 e ritrovati in pessime condizioni, pochi anni fa, nei palazzi della curia, sono gestiti attualmente dal Fondo edilizia di culto (Fec).

“Quando la chiesa è stata demolita – ha ricordato padre Mario Mattei – tutto quello che si poteva distribuire per Viterbo è stato distribuito”. Un modo gentile per dire che tutto quello che è stato possibile disperdere e sparpagliare è stato disperso e sparpagliato.

“Il portale della chiesa – ha detto il padre agostiniano – si trova agli Almadiani. Un pozzo sta in nella casa di un privato. Un altro pozzo sta al convento trinità. Un quadro sta nell’episcopio. Molte altre opere sono andate invece disperse. Basta vedere le fg Molte di queste cose sono foto d’epoca del coro del convento. Si vedono infatti quadri e affreschi che non si sa più che fine abbiano fatto”.

Il sindaco Arena si è invece augurato “una mostra permanente per far conoscere i tesori che abbiamo, perché avere tesori in casa e non saperne esistenza è un vero peccato”.

Infine il vescovo. “Conservare questi affreschi – ha detto Lino Fumagalli – è al tempo stesso un intento culturale e un atto di fedeltà alla tradizione. Testimonianza e gratitudine per un passato di cui siamo orgogliosi e l’impegno a trasmetterlo alle nuove generazioni”.

Racconta poi di quando la curia ha sistemato la torretta di palazzo dei papi. “È stata una sorpresa – ha commentato –. Abbiamo trovato tantissime cose sconosciute ai più, ma non ai piccioni che erano entrati lasciando il segno presenza”. Tra le opere scoperte in torretta, “il tabernacolo di Montecalvello e diverse pergamene”. Una situazione, ha ricordato il vescovo, che non riguarda solo la curia, ma tante parrocchie. “Il nostro obiettivo – ha concluso Fumagalli – è far sì che non si disperdano o deteriorino. Perché queste opere non sono nostre, ma patrimonio di Viterbo e di tutti i viterbesi”.

Daniele Camilli


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