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Dà dei “pecoroni” ai pellegrini della Francigena, assolto Gianfranco Chiavarino

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L'imprenditore Gianfranco Chiavarino

L’imprenditore Gianfranco Chiavarino

Viterbo – Litiga a bestia con un gruppo di pellegrini della Francigena che volevano attraversare il suo cantiere, Gianfranco Chiavarino assolto all’ultimo grado di giudizio. Ma ci sono voluti dieci anni.

Presunta vittima e parte civile un avvocato romano, Luca Berchicci, peraltro legale dell’Aiage, l’associazione italiana delle guide ambientali escursionistiche. Un professionista. 

I fatti risalgono al 14 luglio del 2008 quando Chiavarino, oggi 69enne, lavorava di ruspe per la posa  in opera di una condotta nella zona della Cassia Nord davanti alla Motorizzazione, dove nel frattempo sono sorti la caserma dei pompieri, centri commerciali e perfino una rotatoria all’epoca difficili da immaginare.

Era un caldo giorno d’estate. Tra i pellegrini e l’imprenditore sarebbero volate parole grosse. Chiavarino, in particolare, avrebbe insistito nel dare del “pecorone” ai pellegrini, anticipando l’attuale “capra”, e minacciando di passare alle vie di fatto.

Fatto sta che la vicenda avrebbe preso presto una davvero brutta piega e sul posto, per dirimere la lite, è intervenuta la polizia. Chiamata dallo stesso Gianfranco Chiavarino, preoccupato per l’incolumità dei pellegrini se avessero insistito nel voler attraversare il cantiere. Per l’imprenditore è finita con una denuncia per minacce e ingiurie e un primo processo davanti al giudice di pace. 

Condannato il 7 giugno 2011 a 500 euro di multa, al pagamento delle spese e a un risarcimento di duemila euro dal giudice di pace, davanti al qualeLuca Berchicci si è costituito parte civile, il noto imprenditore edile di Celleno nel 2012 è stato condannato dal giudice Rita Cialoni alla medesima pena anche in appello.

Non contento, tramite gli avvocati Bruno Mecali e Piergiorgio Manca, il 69enne è ricorso anche in cassazione. E per la prima volta, il 25 giugno 2014, gli ermellini gli hanno dato una speranza, annullando la sentenza di condanna, anche se con rinvio davanti al giudice monocratico del tribunale di Viterbo. 

Sono passati nel frattempo altri quattro anni. Nel frattempo il reato di ingiuria è stato depenalizzato. Poi è arrivato il giorno dell’enensimo processo, il 13 dicembre, quando l’imprenditore è comparso per l’ultimo grado di giudizio davanti al giudice Giacomo Autizi, che alla vigilia di Natale gli ha regalato la sospirata assoluzione. E con l’assoluzione sono venute meno, naturalmente, anche le statuizioni civili. 

Silvana Cortignani

 


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