Viterbo – Festival delle luci, al via il processo per l’unica edizione della kermesse, che ha illuminato il Natale 2013.
Imputati di abuso d’ufficio in concorso il dirigente comunale Stefano Menghini e la capufficio Maria Paola Pugliesi, difesi rispettivamente dagli avvocati Francesco Cercola e Fabrizio Ballarini. Parte civile la società Gruppo Carramusa srl, assistita dall’avvocato Giuseppina Paolocci. Gli avvisi di fine indagine, nel maggio 2017, furono recapitati a tutti e tre i componenti della commissione tecnica, tra i quali una caposervizio nel frattempo deceduta.
Ieri l’ammissione delle prove davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, mentre il processo entrerà nel vivo il 4 giugno e il 2 luglio 2019, quando saranno sentiti i primi otto testimoni dell’accusa.
Abuso d’ufficio l’ipotesi di reato, relativamente all’affidamento del servizio e alla selezione della ditta che vinse il bando: la Audiotime. Su quello che diventò in breve tempo il “bando della discordia”, l’opposizione presentò un esposto: l’ex sindaco di Viterbo Giulio Marini, in conferenza stampa, gridò al “conflitto di interessi” e alla “lobby Caffeina”, perché la ditta Audiotime, socia promotrice di Caffeina, fu scelta nonostante l’unica concorrente Carramusa avesse presentato un’offerta economicamente più vantaggiosa. Il tutto mentre Giacomo Barelli era assessore alla cultura.
Secondo l’accusa avrebbero agito in violazione delle norme di legge e di regolamento sulla disciplina degli appalti, delle gare ad evidenza pubblica e della valutazione delle offerte. In pratica avrebbero operato una valutazione “surrettizia, artificiosa e non veritiera” delle due offerte pervenute da parte della Audiotime srl e del Gruppo Carramusa srl.
In particolare – si legge nell’avviso di conclusione indagini – sono accusati di “avere affermato, contrariamente al vero, che l’offerta della ditta Carramusa non teneva conto delle spese relative agli allacci e ai quadri elettrici, poste dal bando a carico dell’affidatario”. L’offerta della Audiotime, invece, avrebbe detto: “Allacci della corrente sono a carico della scrivente, così come i quadri elettrici”.
Per la procura, i tre avrebbero “decurtato strumentalmente, dal totale di 58.185 euro+Iva dell’offerta della Audiotime, l’importo di 15.900 euro+Iva per servizi non previsti sotto la voce costi fissi, così riducendo virtualmente l’offerta della Audiotime, da quella originale, a 42.285 euro+Iva, apparentemente più vantaggiosa di quella della ditta Carramusa, pari invece a 45mila euro”.
“E così – si legge ancora – dichiaravano l’offerta più vantaggiosa essere quella della Audiotime, che si aggiudicava la gara, inoltre determinando e deliberando a favore della Audiotime la somma complessiva di 70.985,70 euro , corrispondente a quella formalmente risultante dall’offerta. Somma liquidata con mandato di pagamento in data 1 aprile 2014”.
“Intenzionalmente procuravano alla Audiotime rappresentata da Stefano Fringuelli – prosegue la procura – un ingiusto vantaggio patrimoniale e al comune di Viterbo nonché al Gruppo Carramusa rappresentato da Gaetano Carramusa un ingiusto danno”.
Silvana Cortignani


