Viterbo – (sil.co.) – Processo Fiorita. Il difensore dell’odontoiatra a processo per la presunta appropriazione indebita di circa 600mila euro dei soci e dei pazienti, avvocato Roberto Alabiso, fa il punto della vicenda dopo l’udienza dello scorso 6 dicembre nel corso della quale l’imputato si è difeso davanti al giudice rilasciando spontanee dichiarazioni.
Riguardo alla visita fiscale disposta dal giudice Eugenio Turco il 17 dicembre 2017, giorno in cui avrebbe dovuto celebrarsi l’ultima udienza del processo ed essere emessa la sentenza, rinnovato poi davanti a un altro giudice per il legittimo impedimento dell’imputato, ricoverato al pronto soccorso dell’ospedale di Tarquinia, Alabiso chiarisce: “I sanitari che avevano in cura il Fiorita non riferirono che il paziente aveva accusato forti dolori al torace, bensì che era in fase preoperatoria per un grave deficit cardiologico, per il quale in quei giorni al paziente furono chirurgicamente applicati ben tre by pass. Per il suo stato fisico al Fiorita medesimo è stata riconosciuta dall’Inps una invalidità dell’80% con tutte le conseguenze del caso”.
Secondo Alabiso, inoltre, non c’è stata una richiesta di “azzeramento” del primo processo: “Vista la sostituzione del giudice, la difesa ha chiesto che l’istruttoria fosse nuovamente espletata dinanzi al magistrato che emetterà la sentenza. Tale principio, costituzionalmente garantito, è alla base del processo penale come novellato nel lontano 1989, e consente a tutte le parti di rinnovare, ampliare e chiarire le proprie ragioni per i fatti per i quali si procede. Questa normativa viene applicata a tutti i processi in corso, senza distinzione alcuna”.
Il legale legale ricorda, inoltre, che dopo le spontanee dichiarazioni del 2 aprile 2015, Fiorita il successivo 9 settembre si sottopose all’esame del pm, delle parti civili e del difensore: “Che è cosa ben diversa dal punto di vista processuale dal rilasciare dichiarazioni spontanee otto anni dopo l’accaduto, per precisare alcuni fatti verificati e documentati solo dopo il 2015”.
Infine Alabiso ribadisce come l’annunciata astensione all’udienza del 17 dicembre sia per aderire a una protesta indetta dalle Camere Penali Italiane: “Un diritto sacrosanto di ciascun professionista, senza che ciò nasconda qualsivoglia strategìa attendista, anche perché il giudice, ovviamente sospenderà il decorso della prescrizione, a tutela di tutte le parti processuali presenti”.

