Viterbo – (g.f.) – Gli affreschi di palazzo Spreca tornino al comune. Al momento è un desiderio, ma la quarta commissione, al termine di una riunione piuttosto accesa, ha dato mandato all’assessore Marco De Carolis (Cultura) di percorrere tutte le strade, compreso un confronto con i proprietari, per far rimanere a Viterbo le Virtù.
Non sarà facile. E lo si è capito assistendo a un dibattito che ieri a più riprese ha sfiorato lo scontro. A chiedere che se ne discutesse è stato Giulio Marini (FI). Nel 2012 l’amministrazione era stata nominata custode delle opere.
Oggi, con la chiusura della vicenda giudiziaria, il consiglio di stato ha stabilito che siano riconsegnate al proprietario. Un tesoro che la città dovrebbe conservare. Solo che la vendita del 1989 di palazzo Spreca da parte del comune porta nella direzione opposta.
Non essendoci una specifica tutela delle opere conservate all’interno, poco si può fare. In commissione c’è chi se l’è presa con la Sovrintendenza. Si poteva fare di più, ma forse si può fare ancora oggi.
Nel definire il destino degli affreschi, il consiglio di stato avrebbe preso in considerazione solo gli atti più recenti, che non ci sono. Ma c’è chi sostiene come nel 1910, l’allora sovrintendente avesse messo sotto tutela il palazzo.
“Tanto gli affreschi che l’edicola – scriveva l’ispettore ai monumenti Antonio Munoz – hanno particolare valore artistico e debbono quindi essere conservati nel luogo e rispettati scrupolosamente”.
Nel 1911, la concessione statale al comune per usi di “Pubblica utilità e beneficienza”, senza la possibilità per chiesa e conservatorio, d’essere smembrati fra loro”.
La storia ha preso una strada diversa, ma nulla vieta agli amministratori di provare a cambiarla.
