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Gli punta un coltello al collo per farsi prestare 250 euro…

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Ronciglione – Rapina, minacce e tentata estorsione. Sono le pesanti accuse a carico di un tossicodipendente di Ronciglione, in cura al Sert, che nell’estate del 2014 avrebbe puntato un coltello alla gola e poi rubato il cellulare a un 34enne, anche lui paziente dello stesso servizio della Asl.

Il processo si è aperto ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei con l’audizione della presunta vittima.

“Non mi sono costituito parte civile per empatia, perché so cosa voglia dire ‘dipendenza’, ma non potevo soprassedere su un fendente al collo”, ha spiegato l’uomo, raccontando di avere stretto amicizia con l’imputato, conosciuto al Sert, nel 2012. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Alessandra Ortenzi, successivamente all’episodio per cui è a processo si è fatto dieci mesi di carcere a Mammagialla e poi è stato trasferito presso la Fondazione Villa Maraini di Roma. L’avviso di fine indagine gli è stato recapitato il 21 gennaio 2015, mentre era detenuto.

La denuncia risale al 14 agosto 2014. “Per me era un periodo particolare, assumevo metadone e ansiolitici. Ho peccato di ingenuità, accettando la sua frequentazione, forse per contrastare il mio senso di solitudine”, ha premesso il 34enne. 

“Mi aveva già chiesto, a fine luglio e il 9 agosto, due prestiti da 250 euro l’uno, col dire che era in pericolo, che c’era gente che lo stava cercando per fargli del male. Quel giorno mi ha chiesto di raggiungerlo a Ronciglione per accompagnarlo da una zia che viveva in campagna. Per strada mi ha chiesto ulteriori 250 euro, ma io gli ho detto di no. Allora ha sferrato un coltello serramanico di colore scuro e ha cominciato a giocarci, un po’ scherzando e un po’ serio, dicendomi che se on avevo la somma potevo sempre rubare soldi o preziosi a casa dei miei. Nell’altra mano aveva il mio cellulare, che gli avevo dato per chiamare la zia. Quando ha capito che era veramente un no, me lo ha puntato all’improvviso alla gola. Ho avuto paura, in quel momento ho temuto che volesse affondarlo, per cui cercavo con il braccio di scansarlo e togliermelo di dosso. Fino a quando non ha aperto lo sportello ed è scappato col telefonino”, ha raccontato al tribunale la parte offesa. 

Un paio di mesi dopo ha rincontrato l’aggressore. “Mi ha chiesto di non fargli troppo male,  e infatti non mi sono costituito parte civile, ma non mi ha mai restituito né i 500 euro che gli avevo prestato precedentemente, né il cellulare”, ha concluso.

Il processo è stato rinviato al 7 maggio per la sentenza. 

 

 


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