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“La Tuscia è un cimitero, due morti per ogni nato”

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Viterbo - Presentazione rapporto Upi Lazio

Viterbo – Presentazione rapporto Upi Lazio

Fabio Piacenti - Eures ricerche

Fabio Piacenti – Eures ricerche

Viterbo – Nella Tuscia il numero dei morti è il doppio di quello delle nascite.

Fabio Piacenti, sociologo e presidente di Eures ricerche, punta il focus sui dati demografici alla presentazione del rapporto Upi 2018 sullo stato della provincia di Viterbo.

Piacenti, ospite del presidente Pietro Nocchi a palazzo Gentili, snocciola numeri inquietanti.

“L’invecchiamento della popolazione è un tema di cui si discute da decenni – spiega – ma la novità più rilevante degli ultimi anni è che siamo arrivati all’inversione del trend ed è iniziato il calo demografico. Nemmeno gli stranieri compensano più la diminuzione di residenti italiani”.

Nella Tuscia il calo riguarda soprattutto i piccoli comuni, mentre la città di Viterbo resiste ancora con un dato positivo. Il saldo provinciale complessivo è di -803 abitanti.

La spiegazione principale di questo trend è da rintracciare nell’enorme gap tra nascite e decessi.

“Nel 2017 – prosegue Piacenti – in provincia di Viterbo i nati sono stati 2101 e i morti 3981. Quindi il rapporto nascite-decessi è praticamente di 1 a 2. Ormai per invertire una tendenza così accentuata c’è bisogno di politiche di portata ultradecennale”.

Interessante anche il dato sull’integrazione: il 20% dei bambini nati nella Tuscia ha almeno un genitore straniero, il 15% tutti e due. Per il presidente dell’Eures “questo fenomeno ha importanti implicazioni su molti aspetti della vita sociale. Infatti, il numero dei reati commessi da stranieri è diminuito sostanzialmente”.

In ambito economico, la provincia di Viterbo si conferma terra di piccole imprese: il 97,2% delle attività censite conta meno di 9 addetti. Le retribuzioni medie sono salite poco, 1,1% in cinque anni, a fronte di una crescita più cospicua delle addizionali.

Piacenti definisce “molto positivi” i dati sul calo del tasso di disoccupazione e l’aumento di quello d’occupazione, a cui però non corrisponde un aumento degli occupati “per via della diminuzione della popolazione”.

“Rispetto al passato – spiega il sociologo – la Tuscia ha riaperto delle opportunità. L’export è superiore all’import, la crisi della ceramica si sta superando, l’imprenditoria femminile cresce bene, tuttavia la struttura economica della provincia non riesce ancora a creare ricchezza”.

La presentazione si chiude coi dati sul turismo. A fronte di un leggero aumento degli arrivi (+1,1%), la Tuscia fa registrare un crollo delle presenze, cioè delle giornate trascorse sul territorio: -15,9%.

“È un turismo più povero – commenta Piacenti – con tutte le implicazioni legate alle attività economiche. Ma è una situazione che grida vendetta, perché, mentre a Viterbo i numeri calano, Roma vede aumentare le presenze di 4 milioni in un solo anno”.


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