Viterbo – (dan.ca.) – Lago di Vico tutto apposto. Almeno per quanto riguarda arsenico e masse metalliche, quest’ultime riconducibili alla vicina zona militare, la cosiddetta “chemical city” dove per decenni sono stati depositati barili contenenti “armi chimiche”, bonificati poi nel corso degli ultimi anni.
– Il piano di caratterizzazione della Regione Lazio
A metterlo nero su bianco è la “Relazione conclusiva di caratterizzazione del bacino del lago di Vico” realizzata da Arpa e consultabile sul sito della regione Lazio. Si tratta di un piano di indagine necessario alla verifica del grado di compromissione delle matrici ambientali.
Per quanto riguarda l’arsenico, “non sono emerse – riporta la relazione nelle valutazioni conclusive – condizioni di contaminazione diffusa visto che tutti i valori riscontrati in fase di indagine nelle aree agricole sono risultati inferiori” rispetto ai parametri di riferimento”. “Sono invece stati registrati 3 modesti superamenti nelle aree residenziali e produttive in corrispondenza di due sondaggi”. Tuttavia, nulla di preoccupante.
Non solo, ma “il rilievo batimetrico e magnetometrico del fondale del Lago – prosegue la relazione dell’Arpa – eseguito per una dettagliata ricostruzione della morfologia del fondo lago e per escludere la presenza di anomalie magnetiche riconducibili a corpi sommersi correlabili ad attività non documentate relativamente all’ex magazzino materiali difesa Nbc (nucleare, batteriologico, chimico ndr), non ha evidenziato alcuna risposta di tipo magnetometrico”.
Ciò significa che né prima, né dopo la seconda guerra mondiale sono stati gettati nel lago barili provenienti dalla chemical city, la zona militare costruita durante gli anni ’30 dal regime fascista per trasformare iprite e altre sostanze chimiche da utilizzare come armi, così come accadde in Etiopia tra il 1935 e il 1937.
L’unica “contaminazione” riscontrata dalla relazione dell’Arpa riguarda “risalite di fluidi profondi attraverso le zone di fratturazione che caratterizzano l’area vulcanica”. Inoltre “eventuali sorgenti di contaminazione di origine antropica (provocate dall’intervento dell’uomo ndr) ubicate nei settori orientale, meridionale e occidentale della zona intracalderica avrebbero impatto solo sulla qualità delle acque sotterranee, senza interferire con quelle superficiali del lago. Al riguardo è opportuno precisare che, sebbene alla scala indagata l’affidabilità del modello risulti essere accettabile, potrebbero chiaramente essere state ignorate eterogeneità locali con conseguenti deviazioni delle direzioni di flusso e del plume di contaminazione reale rispetto a quanto simulato”.
Daniele Camilli

