Viterbo – “Mio marito mi ha detto di essere stato pestato da una decina di agenti penitenziari. L’ho visto, con il volto tumefatto, pieno di lividi e con il sangue all’occhio sinistro. Ho cominciato a urlare, ma mi ha detto di smettere perché ha paura di subire altre ritorsioni”. A denunciarlo al quotidiano Il dubbio sarebbe stata Teresa, moglie del detenuto 31enne Giuseppe De Felice.
“De Felice – scrive Il Dubbio – è ristretto nel carcere di Viterbo da circa un mese (prima era a Rebibbia). Si trovava nel quarto piano D1 quando sarebbe stato picchiato selvaggiamente dagli agenti”. Al quotidiano la moglie Teresa avrebbe detto: “Gli hanno perquisito la cella, messo a soqquadro tutto e calpestato la foto che ritraeva noi due. Mio marito ha reagito urlandogli contro e prendendoli a parolacce”.
Il Dubbio continua: “A quel punto, secondo la versione di Giuseppe De Felice, un agente penitenziario lo avrebbe chiamato in disparte, portato sulla rampa delle scale e una decina di agenti penitenziari, senza farsi vedere in volto, lo avrebbero massacrato di botte. Il marito le ha raccontato che gli agenti avrebbero indossato dei guanti neri e una mazza bianca per picchiarlo”. La signora Teresa prosegue: “Lo hanno portato in infermeria, ma senza visitarlo. Dopodiché lo hanno messo in isolamento per un’ora”.
Come scrive Il Dubbio, la donna ha contattato Rita Bernardini del Partito Radicale. “L’esponente radicale – conclude il quotidiano – ha immediatamente inviato la segnalazione urgente agli organismi preposti, dal garante nazionale Mauro Palma a quello regionale Stefano Anastasìa. Ma soprattutto al Dap e al direttore del carcere di Viterbo, pregandolo di verificare quanto denunciato dalla signora e di ‘far visitare urgentemente il detenuto in modo da mettere agli atti della sua cartella clinica il relativo referto'”.
