Viterbo – (sil.co.) – Un marito poliziotto con seri problemi psichiatrici, una moglie farmacista che dopo avere provato a curarlo non ne può più e lo lascia. Sono gli ingredienti che nel novembre del 2016 hanno portato alla fine burrascosa del matrimonio di una coppia residente nell’Alta Tuscia.
“A un certo punto ha cominciato a scrivere su facebook e sul telefonino del figlio in latino. Non si sa cosa, ma cose lunghissime solo in latino, non so come le traducesse, ma aveva preso a parlare in latino. Mandava preghiere, foto di santi, madonne e gesùcristi a un bambino di sette anni”, ha raccontato la presunta vittima in tribunale.
L’uomo, nel 2017, è stato colpito da divieto di avvicinamento alla ex, al nuovo compagno e anche al figlioletto avuto dalla donna. Non contento, avrebbe continuato a tormentarla, fino a pochi mesi fa, quando è finito agli arresti domiciliari. Misura di cui ieri il difensore Vincenzo Dionisi ha chiesto la revoca al giudice Elisabetta Massini, che si è riservata.
L’ex moglie, pungolata dal difensore, ha ammesso di avergli fatto le corna con il cognato. “Signor giudice, ero una ragazza di 38 anni, avevo le mie esigenze”, ha detto, spiegando così una spietata telefonata, racchiusa in una chiavetta, relativa alle poco soddisfacenti prestazioni sessuali del marito (“scopavi poco e male”), al quale avrebbe inoltre fatto dire dal nuovo compagno di avere anche fatto “del sesso violento in un hotel di Siena” con un altro uomo: “Era per fargli capire che non volevo più saperne di lui, ma non era vero”.
Ha preso il via così il doppio processo per stalking all’ex marito, un 48enne. Doppio processo, perché sono stati riuniti in uno solo i due procedimenti scaturiti dalle denunce della ex moglie, una 41enne che, nel frattempo, si è rifatta una vita e si è costituita parte civile con il nuovo compagno, un militare della marina conosciuto quando il marito fu sottoposto a visita psichiatrica a La Spezia e sospeso dal servizio: “Ci perseguita entrambi”.
Per le difesa, il 48enne sarebbe stato costantemente provocato: “Lei e il suo compagno avete pubblicato su Facebook una vostra foto, allo Juventus Stadium di Torino, con al centro suo figlio. La foto del profilo whatsapp del bambino, invece, lo ritrae col ‘patrigno’. Si metta nei panni del mio assistito, quando vede certe cose”.
“Ci siamo sposati nel 2006 dopo dieci anni di fidanzamento e nel 2009 è nato nostro figlio. Lui era collerico e irascibile da sempre, ma la situazione si è aggravata. Ha cominciato ad alzare le mani su di me, sua mia madre e anche su uno zio, ora deceduto. Vivevamo tutti insieme. Minacciava di ammazzarci, levarci da questa terra, sgozzarci. Il bambino si tappava le orecchie e si nascondeva sotto il tavolo. Allora l’ho portato dagli specialisti e sono cominciate le cure, anche con farmaci contro la schizofrenia”, ha spiegato la presunta vittima.
La donna gli avrebbe consigliato di non portare i farmaci presso il commissariato toscano dove lavorava: “Se li avessero visti gli avrebbero tolto la pistola e lo avrebbero sospeso dal servizio. Ma lui mi ha risposto che dovevo farmi i cazzi miei e che lui della sua vita faceva quello che gli pareva. Così gli hanno trovato un blister vuoto di farmaci per la schizofrenia nel cestino dell’alloggio e lo hanno mandato a visita a La Spezia, dove nel luglio 2016 gli hanno tolto la pistola, la divisa e lo hanno degradato. Dopo di che la convivenza è diventata impossibile e il giorno del mio compleanno, a novembre di due anni fa, quando mi ha picchiata perché il mio futuro compagno mi aveva fatto gli auguri su Facebook, l’ho lasciato”.
“Quando ho avuto un aborto spontaneo, nel 2013, è stato contento, ha detto ‘bene, ce ne siamo liberati, nonostante fosse stato d’accordo nel concepire un altro figlio”, ha raccontato la donna, parlando del suo calvario. “Non l’ho denunciato prima perché avrebbe perso il lavoro, ma l’ha perso lo stesso. Lo hanno messo in pensione a dicembre dell’anno scorso, a 47 anni”.
La donna avrebbe timore per sé e il compagno. “Dà tutta la colpa a lui. Minaccia di farlo uscire da casa nostra in orizzontale. Gli dà del pedofilo. Quando gli hanno tolto la pistola, si è comprato un pennato, un attrezzo agricolo affilato e appuntito che teneva in macchina e che gli è stato sequestrato. Ha perfino cercato su Messenger i suoi figli di 14 e 17 anni per insultarmi. Dice a nostro figlio che sono una puttana. a me fino all’arresto diceva che mi avrebbe messo un coltello nella pancia o frasi tipo ‘quando ti incontro sulla piazza, ti asfalto’. Ha pure scritto insulti sul mio conto sulla pagina Facebook della farmacia dove lavoro. Presidia la piazza e i locali del paese. Se vogliamo prendere un aperitivo o un gelato, dobbiamo andare nei centri vicini, sennò sono scenate”, ha concluso.
Un processo delicatissimo, che riprenderà nel pomeriggio del 21 gennaio con la testimonianza del nuovo compagno dell’ex moglie dell’imputato.

