Canepina – Riceviamo e pubblichiamo – Non so se conoscete il progetto di Inclusione sociale attiva, detto Inclusovit.
Sono giovani con forme di disabilità, coordinato da Giancarlo, e con sede a Caprarola (Palazzo della Cultura), Canepina (Ostello) e nell’azienda La llama blanca a Viterbo.
E’ uno dei tanti progetti che cercano di evitare l’isolamento e quindi la possibile emarginazione di tanti ragazzi e giovani che non ce la fanno a correre nella vita così come il ritmo di una società orientata al profitto e al consumo vorrebbe imbrigliare le persone.
Sono progetti che prima pensano alle persone e poi a quello che la società in piena corsa desidererebbe che fossero. Con il rischio di cancellare l’umano dal volto delle persone, ingabbiandoli in una definizione di a-normalità che è invece semplicemente statistica e artificiosa, perché basata sulla corsa e non sulla vita.
Ho incontrato questa realtà attraverso l’amico Giancarlo nella sede della scuola di Canepina. Stavano costruendo il loro presepio per Natale. Osservavo la loro passione e attenzione nei dettagli. Vi ho letto tanta serenità, gioia e speranza di vita.
I giovani e le giovani che li aiutavano, diciamo: gli educatori, li assistevano, ma senza sostituirsi alla loro fantasia. Veronica, Verdiana, Sara e Orietta accanto a questi ragazzi: Martina, Angelo, Leonardo, Vladislav, Tiziano, Marco, Diego. E a Caprarola: le educatrici Laura, Francesca e Ramona, accanto ai ragazzi: Leandro, Angela, Stefania, Chiara, Daniele, Vania.
Sono persone che vivono e aiutano a vivere. A dare manforte alla realizzazione del progetto ci sono i sindaci di Caprarola, Canepina, Gianfranco (psicologo) e tanti altri volontari.
Questo è il vero Natale, dove i pupazzetti di gesso prendono vita e iniziano a raccontare una storia che sembra favola per come è bella. Ma non è favola. Sono storie di vita, a volte non facile, ma sempre vita che vuole vivere.
E’ il senso del Natale. Una vita che vuole vivere. Il loro presepio è ora in visione nella chiesa di San Michele a Canepina. Una chiesa recentemente rimessa a nuovo nella sua bellezza originale. Sorta su un ruscello di acque che aveva formato un piccolo laghetto, un fossitello. E in origine si chiamava Santa Maria del Fossitello. Dall’acqua nasce la vita e su queste acque antiche rifiorisce sempre una vita nuova.
Anche per questi ragazzi del progetto Inclu.so.vit. Si sentano sempre inclusi, mai esclusi. Possa la presenza di questo presepio ricordare a tutti noi che il Natale non finisce tra i panettoni e i dolci della tradizione.
Il Natale ci invita a rinascere e a far rinascere. E allora è Natale tutti i giorni e ogni qual volta ci inchiniamo (inginocchiamo?) per sollevare chi fa fatica ad alzarsi dalla culla della vita. Auguro a tutti i diversamente abili, spesso più abili nell’animo di tanti che rischiano di crescere ‘diversamente dis-abili’ nell’animo e nel cuore. Ma anche per loro, come per tutti noi, c’è speranza. Basta crederci.
Don Gianni Carparelli

