Viterbo – (sil.co.) – Si scotta la bocca con la sigaretta elettronica, per l’esperto il modello era a norma.
E’ ripreso con la testimonianza di un superteste della difesa il processo per lesioni colpose e frode in commercio a due rivenditori, una di Montefiascone e uno di Viterbo, finiti nei guai dopo che uno sfortunato fumatore avrebbe comprato la sigaretta e i liquidi che gli hanno ustionato la bocca.
Titolari, rispettivamente, del negozio dove la vittima aveva effettuato l’acquisto della sigaretta elettronica e della rivendita viterbese che aveva la stessa marca, dal 16 marzo 2017 sono a giudizio davanti al Giacomo Autizi in seguito alla denuncia alla finanza di un giovane falisco, che avrebbe riportato un’irritazione alla bocca provocata dal liquido della sigaretta elettronica venuto a contatto con la lingua e le gengive.
I fatti risalgono al 27 febbraio 2013, ma la parte offesa non si è mai presentata in aula per spiegare al tribunale la sua versione dell’accaduto. Si sarebbe trasferito in un altro comune e sarà fatto un ulteriore tentativo per l’udienza del primo aprile, quando saranno trascorsi già oltre sei anni dall’incidente.
Lunedì nel frattempo è stato ascoltato il professor Bruno Boccioli, docente universitario e consulente di ingegneria biomedicale di Terni, esperto di impianti e apparecchi elettromedicali, citato dal difensore Maria Luisa Piccirilli, che con il collega Giuseppe La Bella, assiste gli imputati.
E’ lui che ha redatto l’attestato di adeguatezza della sigaretta elettronica, per l’ente riconosciuto dal ministero per l’industria per cui all’epoca lavorava.
“Il prototipo era a norma. Ho redatto l’attestato di adeguatezza l’11 gennaio 2011, prima che avvenisse il presunto incidente. Il produttore doveva redigere un fascicolo tecnico, una autocertificazione di conformità. Per la marcatura CE, nel 2011 non c’era una direttiva comunitaria, per cui bisognava rigarsi alla sicurezza elettrica. Il materiale era a norma dal punto di vista elettrico e elettronico”, ha detto.
Nulla ha potuto dire, invece, relativamente al liquido interno. “Il liquido è soggetto a una normativa a parte – ha spiegato l’esperto – è come il costruttore di siringhe: risponde delle siringhe, non della sicurezza del farmaco inoculato”.
Il professor Boccioli ha però sottolineato come, in ogni caso, il contatto della sigaretta elettronica con la bocca sia da considerarsi di natura superficiale.
Ala prima udienza del processo furono sentiti i finanzieri che si sono occupati delle indagini, scoprendo che le istruzioni sui flaconi contenenti il liquido erano “solo in cinese”, mentre “tutti gli adesivi Ce erano stati manoscritti”, secondo i militari “palesemente contraffatti”. Oltre ai sequestri amministrativi, la procura dispose anche il sequestro penale delle boccette contenenti il liquido che, colando nella bocca del malcapitato, gli avrebbe scottato la lingua. Furono poi disposte analisi da parte dell’Arpa e dei Nas dei carabinieri.
Per i difensori Giuseppe La Bella e Maria Luisa Piccirilli le sigarette elettroniche avrebbero avuto regolare certificato di conformità e il marchio Ce sarebbe stato sugli imballaggi. Prova ne sia che la camera di commercio dispose il dissequestro delle merci, ad eccezione dei flaconi di liquido, finiti tra le prove di reato del processo.
Grande assente la parte offesa, che non si è nemmeno costituita parte civile per ottenere un risarcimento delle lesioni. Se non si presneterà nemmeno il primo aprile, la querela sarà ritenuta ritirata. A carico degli imputati, resterebbe però la presunta frode in commercio.

