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Spaccio sui Cimini, testimonia il capitano dell’arma Annarita D’Ambrosio

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Viterbo - Tribunale

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Carabinieri - La tenete Annarita D'Ambrosio

Carabinieri – Il capitano Annarita D’Ambrosio 

Vallerano –  E’ tornata nel capoluogo per testimoniare in un processo per spaccio il capitano Annarita D’Ambrosio, comandante del nucleo operativo radiomobile di Viterbo nel 2014, quando i suoi militari misero a segno una vasta operazione di contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti nel comprensorio dei Cimini.

All’epoca tenente, l’ufficiale, originaria di Avellino, è stata nel frattempo promossa capitano. 

Tutto partì dall’arresto di due presunti pusher, avvenuto nel mese di maggio di quattro anni fa, come ha ricordato l’ufficiale, all’epoca tenente, nel corso del processo in corso davanti al giudice Giacomo Autizi. Imputato per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, il presunto fornitore, arrestato tre mesi dopo, che avrebbe ceduto a uno dei componenti della coppia lo stupefacente.

“Uno dei due arrestati ci indicò quale fornitore un soggetto di Vallerano, l’odierno imputato, sul quale, una volta scoperto che esisteva veramente, si concentrò l’attività investigativa”, ha spiegato in aula il capitano D’Ambrosio.

“Le indagini andarono avanti da maggio ad agosto. Il 9 agosto lo sorprendemmo mentre cedeva droga a un assuntore in cambio di una banconota, vicino a un bar di Vallerano. Alla vista dei militari gettò altro stupefacente per terra. Fermato anche l’acquirente, recuperammo la dose da 0,6 grammi di cocaina che gli aveva appena ceduto, mentre per terra furono trovati altri cinque involucri, sempre di cocaina, quattro del peso di un grammo e uno da 0,6”. 

L’inchiesta nei confronti dell’indagato a quel punto sarebbe decollata.

“Ma in questo processo il mio assistito è accusato solo di avere ceduto la droga al giovane che, arrestato a maggio, ha fatto il suo nome. C’è la certezza che sia stato effettivamente lui a dargli lo stupefacente?”, ha detto il difensore, sottolineando come quanto riferito dal giovane finito in manette rappresenti l’unica prova contro l’imputato. 

Il solo modo per saperlo è sentire in aula il diretto interessato, ovvero il giovane di Vignanello arrestato nel maggio 2014, che su richiesta del giudice sarà ascoltato come testimone il prossimo 11 aprile. 

Silvana Cortignani

 


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