Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da poco più di un quarto di secolo mi sono stabilito nella Tuscia e oggi osservo una grande fatica, da parte delle classi dirigenti locali, a rielaborare il senso compiuto di uno sviluppo sostenibile e lungimirante per questo territorio.
Avverto da parte loro come uno smarrimento, forse generato dalla sensazione che questi luoghi stiano diventando l’estrema periferia dell’area metropolitana romana e dalla indecisione se contrastare questo destino oppure assecondarlo.
Si sa di quando gli agrari portarono alla scelta che le linee di comunicazione nazionali più veloci – a partire dall’autostrada – non passassero da Viterbo.
Se non fosse andata così, lo sviluppo, quasi sicuramente, avrebbe preso un’altra direzione, ma non è affatto detto che per il territorio e la popolazione ciò sarebbe stato meglio. Si sa di un referendum – a mio avviso provvidenziale – che scongiurò la grande servitù nucleare a Montalto di Castro. Anche in questo caso, molto probabilmente, la direzione dello sviluppo sarebbe stata altra.
E così oggi ci si trova con aree ricche di giacimenti storici e naturalistici, che costituiscono la più grande risorsa del territorio, ma che non si riesce a mettere adeguatamente a valore, tranne poche eccezioni come quella ben rappresentata da Civita di Bagnoregio.
Mi torna in mente l’idea del parco Storico-Archelogico della giunta provinciale guidata da Ugo Nardini: una grande intuizione a cui non si seppe dare forza e consistenza.
Ed è così che oggi, nel vuoto di una elaborazione coerente, torna prepotente una idea “sviluppista” che ci si poteva augurare fosse oramai superata.
Tutt’insieme riemergono fantastici aeroporti, Cassia a doppia corsia, Alta Velocità ferroviaria, mentre il treno dei pendolari (e dei possibili turisti) rimane sempre sul binario unico – con la stazione di Crocicchie a costituirne il luogo metaforico per eccellenza – e la Trasversale stradale Orte-Civitavecchia rischia di non essere mai completata e di non attrezzare mai veramente l’asse tra il mare e l’Umbria, il quale rimane l’unica vera alternativa strategica all’essere risucchiati dal gorgo metropolitano.
Raddoppio della ferrovia da Cesano e completamento della Trasversale dovrebbero essere gli obiettivi concreti e praticabili su cui puntare, senza disperdere risorse ed energie.
Ma capisco che la destra cavalchi un’idea un po’ obsoleta di sviluppo: fa parte della cultura politica dei parlamentari viterbesi, che svolgono onestamente e coerentemente il proprio lavoro. Ma quel che resta della sinistra che dice?
Vuole l’aeroporto che fu tanto caro al Pd, il quale usava i commi delle leggi finanziarie per agevolare, con la scusa della “delocalizzazione”di Ciampino, l’Adr della famiglia Benetton a sbarcare nell’area termale della città dei papi in deroga alle gare europee? Vuole la Cassia a quattro corsie e l’autostrada tirrenica? Ma, soprattutto, non ha nulla da dire sull’idea che la Tuscia diventi il noccioleto della Ferrero?
Nulla sulle conseguenze che questo possa significare in termini di ulteriore calo delle falde acquifere, di agricoltura chimica, di perdita della diversità colturale e della tipicità (persino della stessa nocciola della Tuscia, destinata a confondersi nelle etichette della multinazionale?).
Nulla sulla dipendenza che verrebbe a crearsi in termini economici da una monocoltura che da un giorno all’altro potrebbe scomparire per decisione di un consiglio di amministrazione?
Mentre nei vari land tedeschi i socialdemocratici sul piano elettorale arretrano dovunque nel contempo i Verdi avanzano in maniera consistente. In questa espressione di voto molti osservatori leggono sguardi lunghi, proiettati al futuro, puntando ad uno sviluppo intelligente e sostenibile del territorio.
Possibile che non si capisca che la sfida sta tutta in nuovi stili di vita, di produzione e di consumo?
L’esperienza dei comuni virtuosi (a partire da quel che nel suo piccolo ha fatto a suo tempo Bengasi Battisti a Corchiano), le visioni concrete e praticabili come quelle che Chiara Frontini propone per la gestione del ciclo dei rifiuti a Viterbo sono esempi di come oggi sia necessario declinare la politica: in chiave civica, pensando globalmente ed agendo localmente.
Sulle macerie dei vecchi partiti è forse venuto il momento di incontrarsi diversamente, senza cedere sul terreno delle tradizioni e delle idee, ma costruendo alleanze locali su interessi, vertenze e comuni visioni, senza celarsi sempre e soltanto dietro le differenze.
Secondo me ce n’è davvero bisogno e le prossime elezioni comunali a Tarquinia ed a Civita Castellana potrebbero essere un momento per sperimentare qualcosa del genere.
Valerio De Nardo
