Bolsena – Vetri rotti, schizzi di sangue ovunque, oggetti scaraventati a terra.
Così si presentava la casa di Bolsena di Stefania Calendo, dopo il pestaggio della notte del 5 dicembre che ha coinvolto lei e la nipote Michela Cuomo.
Uno scenario agghiacciante che mostra l’abitazione nel disordine post colluttazione. Il sangue si trova quasi in ogni angolo della casa: a terra, sui vestiti appoggiati alle sedie, sui vetri rotti a terra e le tende di casa.
Un pestaggio apparentemente senza motivo e a cui gli inquirenti cercheranno di dare una spiegazione con le loro indagini.
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Due ragazzi stranieri i presunti aggressori, uno di origine marocchina e l’altro romeno, amici di sempre di Stefania e Michela. Tanto che Michela da uno di loro veniva chiamata con un nomignolo affettuoso.
“Uno di loro mi chiamava sorellina – racconta Michela -, mi diceva ti voglio bene e poi mi sono ritrovata in una situazione del genere. Anche all’altro, comunque, volevo molto bene. Pensavo e cercavo di curarlo, di fare un po’ l’infermierina per lui. E invece mi si sono contro rivolte tutte queste cose”.
Stefania con uno dei giovani aveva condiviso la stessa professione. La ragazza aveva infatti dato una mano in una pizzeria di Bolsena per qualche tempo.
“Io con uno dei ragazzi ci lavoravo – spiega Stefania – e ci sono state discussioni, ma mai avrei pensato una cosa del genere. Erano soltanto discussioni lavorative, poi dopo si usciva e finiva lì. Il problema è che non so il vero motivo (dell’aggressione, ndr). Non voglio accusare ma credo si siano presi qualche sostanza stupefacente che poi, mischiata con l’alcol, ti fa perdere la ragione. Perché non c’era motivo, non c’era nessun motivo.
In seguito a questa aggressione – afferma ancora Stefania ai microfoni di Arezzo24 – avrò dei danni permanenti. Ho dei denti rotti e la retina dell’occhio danneggiata. C’è il rischio che possa perdere la vista”.
Stefania e Michela, esponendosi con tanto di nome e cognome e immagini, hanno raccontato al quotidiano Arezzo24 che alle due di quella notte si trovavano in compagnia di alcuni amici coi i quali stavano trascorrendo una serata come un’altra.
Subito dopo sarebbe nata una discussione con due dei ragazzi stranieri presenti e i toni si sarebbero alzati tanto da attirare l’attenzione di alcuni residenti che, allarmati, hanno chiamato i carabinieri.
I militari, arrivati sul posto, hanno chiesto al gruppo di non disturbare.
Stefania e Michela avrebbero deciso quindi di rientrare a casa per poi accorgersi di essere seguite dai due ragazzi con cui avevano discusso poco prima.
I due ragazzi, secondo la ricostruzione di Stefania, hanno ripreso ad alzare i toni cominciando a picchiarle poco prima che le giovani riuscissero a chiudersi in casa. Subito dopo uno dei due avrebbe comunque rotto i tasselli della porta a vetri riuscendo così a entrare e a pestare le ragazze.
“Uno mi bloccava dall’alto dandomi pugni in faccia – racconta Stefania – e l’altro mi dava i calci. E poi uno mi ha gridato: ‘Muori lesbica’”.
Un altro giovane che in quel momento si trovava a casa con Stefania e Michela, invece, è riuscito ad allontanarsi e a chiamare i carabinieri che si sono precipitati sul posto.
Poi la corsa dell’ambulanza del 118 al pronto soccorso di Belcolle.
Elisa Cappelli


