Viterbo – “Giuseppe Trovato puntava a controllare anche l’amministrazione comunale”. I carabinieri di Viterbo ne sono sicuri, e lo scrivono in una nota del 20 giugno scorso finita nelle carte dell’inchiesta Erostrato.
Giugno 2018 è stato il mese delle elezioni comunali. Ma la nota dell’Arma è su un’intercettazione del 24 maggio, in piena campagna elettorale. Chiacchierando con un amico, “Trovato – scrivono gli investigatori – afferma che il candidato Giovanni Arena è meglio di Claudio Ubertini, anche se entrambi sono dei ‘traditori di merda’”. Trovato dice: “Non sono più amici, però questo (Arena, ndr) è un’altra merda. Un figlio di puttana. Ti promette e poi non ti aiuta”. Stando a quanto riportato dai carabinieri, “Zio Peppino” e l’amico “dialogano pure sul politico Daniele Sabatini”.
Ma è nei confronti di Claudio Ubertini, oggi assessore all’urbanistica, che “Trovato nutre sentimenti di odio”. Ma perché? “Trovato – spiegano le carte d’inchiesta – accusa Ubertini di abusare delle sue funzioni politiche e delle sue conoscenze per sollecitare controlli amministrativi nei confronti dei compro oro da lui gestiti e di avere interessi economici diretti, camuffati attraverso persone di fiducia, in attività di compro oro concorrenziali a quelle di Trovato”. Quest’ultima affermazione, di cui “Zio Peppino” sembra essere convinto, “non ha trovato – come sottolineano i carabinieri – riscontro nelle indagini”.
Da gennaio 2017 a giugno 2018, a Claudio Ubertini sono state distrutte tre auto: due sono state incendiate, mentre un’altra è stata danneggiate. A marzo 2017 una lettera con un proiettile e la scritta “Fai l’omm” è finita sulla scrivania dell’attuale assessore leghista. Mentre a giugno 2018 il figlio Enrico Maria ha trovato la carcassa di un tasso sul cofano della macchina.
Ascoltati dagli investigatori, gli Ubertini non nascondono il loro timore. “Viviamo in uno stato di profonda paura – affermano -, che ci ha convinti a non far sapere i particolari al resto della famiglia per non farli preoccupare o intimorire ulteriormente. Ma temiamo che possano verificarsi altri episodi che possano mettere in pericolo la nostra incolumità. Anche se non sappiamo chi possa essere l’autore degli atti violenti”.
Ma agli occhi degli inquirenti l’atteggiamento degli Ubertini appare “poco collaborativo”. In realtà sarebbero “ben consapevoli – scrivono nelle carte d’inchiesta – del registra degli atti intimidatori. Ma, fortemente provati, hanno preferito sottomettersi a Trovato”. I carabinieri parlano di “reticenza” e di “omertà, a dimostrazione – sottolineano – che le gravi intimidazioni nei confronti di Claudio Ubertini hanno sortito l’effetto voluto”. E anche “Zio Peppino” sembra rendersene conto: “Gli abbiamo fatto abbassare la… al padre e al figlio”, esclama in un’intercettazione.
Stando ai racconti fatti agli investigatori, Claudio ed Enrico Maria Ubertini conoscevano Trovato “da anni”. Di lui l’assessore dice: “Frequentiamo lo stesso bar di via Genova, gestito da Luigi Forieri. Capita che prendiamo un caffè insieme e scambiamo qualche battuta, e ho avuto modo di ascoltare delle sue lamentele sui continui controlli subiti da parte della polizia. Qualche volta l’ho incontrato in compagnia di persone che dall’aspetto mi sembravano poco raccomandabili e ho avuto modo di raccogliere anche lamentele sull’andamento dei suoi negozi che, a suo dire, nell’ultimo periodo, a causa della concorrenza, hanno registrato un notevole calo. Con Trovato – conclude Claudio Ubertini – non condivido alcun interesse professionale”.
Enrico Maria Ubertini, invece, di Trovato dice: “Lo conosco da quando ero socio della Time srl, la società che gestiva le discoteche Clubbino e Festival, ora chiuse. Trovato era un assiduo frequentatore di entrambi i locali e, nel periodo in cui le discoteche erano attive, ho anche avuto modo di intrattenere con lui conversazioni telefoniche. Anche se di rado e comunque sempre riferibili ai due locali notturni. Oggi lo incontro spesso al bar gestito da Forieri. Trovato è sempre stato gentile e ossequioso con me, tant’è che mi chiama Enrichetto. L’ultima volta che l’ho incontrato mi ha detto di aver appreso la notizia dell’incendio della mia auto e mi ha chiesto se si era saputo nulla in merito”.
Per gli inquirenti, Trovato ha “sete di vendetta nei confronti degli Ubertini”. E vuole “ammazzare di botte” Enrico Maria. Ma l’aggressione, già pianificata, viene fortunatamente sventata dai carabinieri. “Lo menamo, così sta calmo – esclama Trovato in un’intercettazione -. Un pugno in faccia e scappiamo, ma il pugno deve essere troppo forte. Poi gli spacchiamo la penna dentro la faccia, da fargli uscire il sangue. Pure un pezzo di ferro… pum, pum… proprio nella faccia. Lui e il padre, li crepiamo”.
Nel mirino dell’associazione mafiosa sarebbero dovute finire anche le donne di casa Ubertini, la figlia di Claudio e la fidanzata di Enrico Maria. Durante una conversazione con il fidanzato Giuseppe Trovato, “Fouzia Oufir – come riassumono i carabinieri – rimprovera il compagno che, se le avesse dato ascolto e avesse colpito le donne vicine agli Ubertini, a quest’ora avrebbero già risolto la pratica”. Fouzia Oufir afferma: “A quest’ora erano già sotto ai tuoi piedi”.
Nella stessa conversazione “Trovato e Oufir lasciano anche intendere che gli Ubertini avrebbero dovuto sborsare una cospicua somma di denaro per ‘avere la protezione’ del gruppo nei confronti di persone di Latina con le quali Claudio Ubertini sarebbe in contrasto. Da alcune battute che i fidanzati si scambiano sembra che in passato, dopo i primi attentati, gli Ubertini abbiano già riconosciuto 4mila euro all’organizzazione”.
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Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.



