Vetralla – Riceviamo e pubblichiamo – Sono centinaia le persone che in questi giorni, mesi, anni, stanno morendo in mare. Persone in cerca di una vita dignitosa.
C’è bisogno di precisare che anche nel caso di delinquenti ed illegali nessuno dovrebbe gioire della loro morte: la pena di morte è abolita, e dove ancora esiste nel mondo è aberrante. Dovremmo ricordarlo più spesso, perché leggendo i social sembrerebbe che molti abbiano dimenticato i nostri progressi di civiltà.
In Italia c’è un problema culturale enorme che investe il tema dell’immigrazione. La propaganda di Salvini non crea solo uno sfogatoio generale di chi crede di “non trovare lavoro perché uno straniero glielo ruba”, crea un tessuto di pregiudizi che minano la convivenza pacifica: proprietari di appartamenti in affitto che rifiutano inquilini migranti, genitori che si infuriano se in classe ci sono troppi bambini stranieri, assunzioni in calo di chi non è nato in Italia e via dicendo, razzismo sempre più diffuso rispetto agli anni passati.
Di fronte alla questione culturale, coprirsi dietro la foglia di fico della ripartizione dei migranti in Europa, di chi ne ha di più e chi meno, di quali soluzioni tecniche sia giusto trovare, di come “si aiutano a casa loro”, non serve, anzi è dannoso. Basta pensare a quanto sia liberalizzata la movimentazione delle armi, più che quella delle persone.
Prima di tutto c’è bisogno di far crescere la cultura della solidarietà, di ripristinare le coordinate entro le quali si può promuovere la pace, senza la quale non esiste sicurezza sociale. Oggi Di Maio ha detto che gli africani sono dell’Africa.
Non è vero: gli africani sono del mondo. Se ricominciamo da qui, allora poi si può discutere di come costruire alternative al decreto sicurezza e di come promuovere accoglienza diffusa, ma dobbiamo avere il coraggio di dire che ci sono centinaia di città vuote che potrebbero riprendere vita grazie ai migranti, che la nostra economia ne ha bisogno per essere competitiva, che il nostro welfare non regge senza di loro, insomma che abbiamo bisogno dei migranti.
Per questa ragione, anche a Vetralla e nella provincia di Viterbo, dobbiamo parlare di quanta ricchezza ci porta la contaminazione tra culture diverse.
Proporrò che quest’anno il bando “Giovani idee” riguardi i migranti. Abbiamo bisogno di riempire le piazze di pranzi multiculturali, di musiche dal mondo, di lingue diverse. La conoscenza tra le differenze è l’unica possibilità che abbiamo per costruire un pensiero critico proprio e non essere dominati dal pensiero altrui. Le differenze ci rendono liberi.
Quello che stiamo buttando a mare, che stiamo lasciando morire, non sono solo centinaia di corpi, non sono solo bambini e bambine che cercano un futuro, stiamo uccidendo la nostra stessa libertà, stiamo facendo un male terribile a noi stessi.
E a nulla vale, se non in questa prospettiva, ricordare quanto male già ci siamo fatti, il prossimo 27 gennaio, nel giorno della memoria.
Giulia Ragonese
Presidente consiglio comunale Vetralla
