Vitorchiano – Era il 13 febbraio del 2013 quando una Twingo rossa con a bordo la 23enne Victoria e la piccolissima Irene Raimondo, di quattro anni, sbandò e si ribaltò sulla Vitorchianese. Lunedì scorso in tribunale è ripreso il processo che vede imputato per omicidio colposo il titolare della ditta che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto spargere il sale su quel tratto di strada.
A difendere l’imputato gli avvocati Giuseppe Sinatra e Roberto Merlani. La mamma di Irene, Victoria Ludovico, si è invece costituita parte civile ed è rappresentata dal legale Alessandro Vettori.
In aula, davanti sl giudice Elisabetta Massini, sono stati ascoltati diversi testimoni. Necessario chiarire la presenza del sale sulla strada, sostanza che avrebbe potuto sciogliere almeno in parte le lastre di ghiaccio formatesi durante la notte. Un provvedimento che avrebbe potuto evitare il tragico incidente in cui la piccola Irene perse la vita e la mamma Veronica rimase ferita.
L’incidente si verificò intorno alle 9,15 sulla Vitorchianese, subito dopo una curva.
Quella mattina la giovane mamma, alla guida dell’utilitaria, stava percorrendo la strada, che collega Paparano a Vitorchaino, precisamente nel tratto denominato “la Piantata”. La donna al volante, come è emerso dal processo, perse il controllo del veicolo che sbandò, finendo prima fuori strada, per poi ribaltarsi e rimanere su un fianco al centro della carreggiata.
Sul posto, quel tragico 13 febbraio del 2013, intervenne anche un’eliambulanza. Nessun tentativo di rianimare la piccola andò a buon fine. La bimba, sbalzata per l’urto fuori dall’abitacolo, morì sul colpo.
La bimba viaggiava sul sedile posteriore. Senza seggiolino e senza cintura. E proprio per la mancanza del seggiolino, la mamma Victoria patteggiò una condanna a pochi mesi per violazione delle norme del codice della strada.
Nel corso del processo molte le persone ascoltate in aula. Tra le prime la mamma della giovane vittima. Successivamente il padre, che dichiarò di aver notato del ghiaccio sull’asfalto sia alle 5 di mattina, quando aveva percorso la strada per andare a lavorare, sia subito sopo l’accaduto, quando raggiunse sua moglie e sua figlia subito dopo l’incidente. L’assenza del sale fu notata anche da un operatore ecologico e da un dipendente del comune di Vitorchaino, testimoni in una delle udienze. Anche un maresciallo in servizio all’epoca dei fatti a Vitorchiano dichiarò la presenza di ghiaccio in corrispondenza della curva in cui Victoria perse il controllo della Twingo.
La difesa nel corso delle udienze ha voluto, e vuole tutt’ora, accertare dove quel ghiaccio si fosse formato, se sulla carreggiata percorsa dalla Twingo o su quella opposta. Da chiarire anche il perché della mancata presenza del sale sull’asfalto.
Dubbi per cui in aula sono stati ascoltati vari testimoni: un fotografo che all’epoca dei fatti scattò delle foto sul luogo dell’incidente; l’ingeniere dipendente della provincia che aveva rapporti con le ditte spargisale; un cittadino con residenza distante circa 200 metri dal luogo del sinistro.
Quest’ultimo ha dichiarato in aula di essere sceso in strada pochi minuti dopo l’incidente per verificare quanto accaduto. L’uomo ha dichiarato di non aver trovato ghiaccio nel tratto antistante la sua abitazione e, impossibilitato per il trambusto in strada, di non aver potuto raggiungere il luogo dell’incidente per verificare lui stesso lo stato dell’asfalto. Il testimone non ha saputo quindi riferire con certezza sulla presenza di lastre di ghiaccio nel luogo del sinistro, ma ha aggiunto che in generale nelle mattinate di inverno quella strada risulta quasi sempre ghiacciata.
Il fotografo ha invece affermato di essere giunto sul luogo dell’incidente e di aver scattato delle foto. Fotografie in parte utilizzate a scopo giornalistico e in parte consegnate alle forze dell’ordine. Il testimone ha dichiarato di aver visto del ghiaccio e di non aver visto la presenza di sale, neanche accatastato ai bordi della strada. Da chiarire bene però dove fossero presenti le lastre di ghiaccio. Per il fotografo sulla destra della carreggiata e sul marciapiede.
In aula anche l’ingegnere che all’epoca dei fatti lavorava in provincia e aveva rapporti con le ditte spargisale. La testimone ha dichiarato che nei giorni dell’incidente era stata data allerta meteo per l’abbassamento delle temperature, ma non ricorda se anche per neve. Certa invece che le ditte in quel peridodo fossero tutte provviste di sale.
L’ingegnere ha riconosciuto anche la presenza di segnaletica per possibile presenza di ghiaccio sul tratto della Vitorchianese, ma senza poter dire con precisione a quale altezza. Da ultimo resta da chiarire il contenuto di una relazione dove viene indicato una fascia oraria per effettuare lo spargimento del sale. Orari che, per l’ingegnere, riguardano con certezza il personale della provincia. Da appurare se quell’orario dovesse essere rispettato anche dalle ditte spargisale.
Il giudice Elisabetta Massini, al termine delle testimonianze, ha fissato la prossima udienza per il 26 marzo per ascolatre l’ultimo teste dl pm e due consulenti.


