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La vergogna cittadina degli affreschi distrutti in via Annio e via Saffi

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Viterbo - Via Annio

Viterbo – Via Annio

Viterbo - La facciata graffita in via Annio

Viterbo – La facciata graffita in via Annio

Viterbo - La facciata graffita in via Annio

Viterbo – La facciata graffita in via Annio

Viterbo - La facciata graffita in via Annio

Viterbo – La facciata graffita in via Annio

Viterbo - Via Saffi

Viterbo – Via Saffi

Viterbo - L'affresco della Trinità in via Saffi

Viterbo – L’affresco della Trinità in via Saffi

Viterbo - Un palazzo in via Saffi

Viterbo – Un palazzo in via Saffi

Viterbo – Che vergogna. È il pensiero che passa per la mente attraversando via Saffi e via Annio. Tirando però su il naso. A guardare gli affreschi distrutti, probabilmente per sempre. In pieno centro storico a Viterbo, città turistica e dei papi.


Fotogallery: Gli affreschi distrutti in via Annio e via Saffi


Due in particolare. Quello della Trinità in via Saffi, risalente al settecento. E la facciata graffita delle scuderie di Palazzo Nini in via Annio, concepita invece alla fine del cinquecento e definita da Simonetta Valtieri, docente universitaria allieva dell’architetto Bruno Zevi, “rara e interessante”. Talmente tanto rara e interessante che Viterbo ha fatto di tutto per distruggerla. Con una “violenza” tale che oggi è pressoché irrecuperabile. Per quanto è ridotta male. Anzi malissimo. Un malato terminale. Con tutti quanti che sono stati lì a guardare.

Giacomo Nini, uomo d’arme e nobile viterbese, aveva immaginato e voluto che la facciata di via Annio rappresentasse i cinque sensi, secondo una moda diffusa all’epoca dal pittore e incisore olandese Hendrick Goltzius, e sulla facciata del mezzanino le quattro virtù cardinali e la fede, unica virtù teologale presente. Considerata al tempo fondamento di una vita virtuosa.

Oggi i graffiti della facciata si stanno mano mano sgretolando. Come se qualcuno li avesse scartavetrati. Come se nulla fosse. Con tubi dell’acqua che gli passano davanti e macchine ai piedi parcheggiate dove non dovrebbero. Davanti ai volti di sensi e virtù. Nonostante appelli e allarmi lanciati nel corso degli anni.

In via Saffi, se possibile, la situazione è addirittura peggiore. Da un lato, la chiesa ortodossa di Sant’Ignazio, tenuta come Cristo comanda. Dall’altro, l’affresco della Trinità del ‘700. Sempre Cristo, ma ‘sta volta è devastato. Quasi che questa volta, invece di crocifiggerlo, se ne siano sbarazzati con una cannonata in pieno petto. L’affresco praticamente non c’è più. Attorno, un palazzo malmesso e davanzali che si sgretolano. Anche qui, selvaggi giardini pensili che s’affacciano su una strada che una volta era la via Condotti di Viterbo. Oggi la mattanza delle attività commerciali, falcidiate dalla crisi, non ne ha lasciato nemmeno il ricordo.

Due vie storiche, abbandonate a se stesse. Un’arteria che da via Saffi, passando per le scale di fronte a casa Poscia, procedeva poi per via Annio. Dritta al cuore del centro storico, quartiere San Pellegrino. Recisa. A far morire cose che un tempo erano parte del patrimonio cittadino. D’altronde, poco oltre, in via del Gonfalone, ad attendere il turista c’è anche un palazzo. Pericolante. Puntellato e messo in sicurezza ad agosto. Qualche mese fa.

Che fare? Difficile dirlo. Quel che si sa e soltanto questo. Tutti sono rimasti a guardare.

Daniele Camilli


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