Viterbo – (sil.co.) – Maxinchiesta Asl, salvo imprevisti, a distanza di un decennio dalle indagini che scossero i piani alti della politica e della sanità viterbesi, oggi è il giorno della sentenza.
Era il primo dicembre del 2017 quando la procura ha chiesto due condanne per induzione alla corruzione. La condanna a tre anni e mezzo per l’ex direttore generale Giuseppe Aloisio e a due anni per l’ex direttore dell’unità organizzativa acquisto e vendita prestazioni sanitarie Renato Leoncini.
Ammonta invece a 60mila euro la condanna pecuniaria chiesta per l’azienda informatica Italbyte.
Era febbraio 2012 quando, dopo tre anni, si chiuse con una raffica di avvisi di fine indagine la maxinchiesta sulla Asl dei pm Fabrizio Tucci e Stefano d’Arma. Fatti risalenti al 2006-2009.
Tra gli indagati l’ex direttore generale Giuseppe Aloisio, il manager Mauro Paoloni, il responsabile del Ced Ferdinando Selvaggini, l’allora patron della Isa, Alfredo Moscaroli e gli imprenditori Roberto e Fabio Angelucci, padre e figlio, titolari del gruppo Rori. Proprietari della clinica Santa Teresa e di un centro di riabilitazione a Nepi, gli Angelucci per la procura avrebbero intascato indebitamente 20 milioni per accreditamenti non dovuti, a causa della carenza di requisiti delle loro strutture sanitarie private. Per loro la difesa ha chiesto l’assoluzione nel merito.
In 29 sono stati rinviati a giudizio nel luglio 2013: 24 persone fisiche e cinque società. Ma il maxiprocesso è entrato nel vivo solo il 14 ottobre 2014. Parti civili Asl e Regione Lazio.
Cuore del processo, gli appalti milionari affidati dalla Cittadella della salute.
Servizi che, per l’accusa, sarebbero stati barattati con tangenti: denaro nel caso degli appalti telefonici e informatici. Oppure, consenso politico o appoggi e finanziamenti al partito di riferimento di Aloisio.
Da allora il processo è andato avanti tra una cinquantina di udienze e una lenta ma inesorabile pioggia di prescrizioni.
Il 25 novembre 2016 Paoloni è uscito dal processo: assolto per alcune accuse, mentre altre sono state dichiarate estinte per prescrizione.
Tra gli interrogatori ha fatto storia quello fiume di Moscaroli, che ha paragonato gli appalti informatici della Asl a un pozzo senza fondo di tangenti. Testimone chiave dell’accusa, ha calcato più volte la mano sull’aria pesante che si respirava alla Asl ai tempi di Aloisio. Anche per lui è stata chiesta l’assoluzione nel merito.
Si arriva al 31 marzo 2017. Come già l’ex consulente Paoloni, anche l’ex direttore generale Giuseppe Alosio è stato assolto nel merito, con formula piena, da tre accuse di corruzione.
Ma, sempre per Aloisio, il processo prosegue per induzione alla corruzione (ex concussione) nell’ambito delle vicende Aureart, Santa Teresa e Cra di Nepi.
Per il difensore Alessandro Diddi il castello accusatorio contro Aloisio è frutto della stessa campagna denigratoria a mezzo stampa sfociata nel maxiprocesso Vinitaly-Macchina del fango.
