Ronciglione – Tutto cambia senza cambiare per Ivo Bramante, assolto perché non imputabile in quanto incapace di intendere e di volere, su richiesta della stessa pm Chiara Capezzuto.
L’anziano, nel frattempo, gravemente malato, secondo il professor Giovanni Battista Traverso, avrebbe fatto “tabula rasa” della memoria.
“Se fosse stata accolta la nostra richiesta di incidente probatorio in sede di indagini preliminari oppure di perizia psichiatrica davanti al giudice per le indagini preliminari, non saremmo dovuti arrivare ad oggi”, il commento a caldo del difensore Matteo Moriggi al termine del processo davanti alla corte d’assise che si è chiuso ieri con l’assoluzione.
L’85enne che avrebbe congelato il cadavere della sorella cieca morta di stenti, privo dei ricordi del passato, resta a Villa Rosa, dove è ricoverato dall’estate del 2016 e dove da qualche mese è passato dal reparto psichiatrico alla Rsa per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute.
“La diagnosi è di demenza vascolare con aspetti deliranti di tipo paranoideo, alla quale si aggiungono altre patologie gravi e invalidanti, come il Parkinson. Una condizione irreversibile”, ha spiegato Traverso, illustrando la perizia psichiatrica disposta su richiesta dei difensori Marco Marcucci e Moriggi dalla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone (Roberto Colonnello a latere, più sei giurati popolari).
Per almeno un anno avrebbe convissuto col cadavere della sorella Rossana, di 79 anni, nascosto in un congelatore a pozzetto, dove il macabro ritrovamento è stato effettuato il 28 febbraio 2016.
Bramante, mai comparso in tribunale, all’epoca era già ricoverato da sette mesi in una struttura di Ronciglione. Lo aveva trovato alla fine di luglio 2015, che farfugliava per le scale in preda alla confusione, un vicino, ignaro che vivesse con una sorella e tanto meno che la donna fosse morta.
Il cadavere nel congelatore l’ha trovato invece, una domenica di fine febbraio, un’avvocatessa incaricata dal tribunale, di fare l’inventario nell’abitazione dell’anziano, impossibilitato a rientrare a casa per via delle precarie condizioni di salute.
Davanti alla corte d’assise era accusato di avere provocato la morte della sorella, in conseguenza di un altro reato, nella fattispecie l’abbandono di incapace, nonché di occultamento di cadavere e di truffa ai danni dello stato. Avrebbe infatti continuato a percepire indebitamente oltre 65mila euro di pensione della vittima.
“Lo abbiamo visitato a Villa Rosa, io e la perita di parte Miriam Santilli – ha proseguito lo psichiatra, già perito del delitto di Cogne – a suo tempo la collega Cristiana Morera, che lo vide per la procura, aveva diagnosticato un disturbo neuro-cognitio di grado lieve, ma adesso si è aggravato”, ha proseguito.
“Non posso esprimermi sull’imputabilità. Non ricorda nulla del passato, non è in grado di parlare né della sorella, né di altri familiari, né della sua vita. Non possiamo fare valutazioni, se non sappiamo dei rapporti personali tra l’imputato e la vittima”, ha sottolineato.
Secondo l’autopsia, la vittima sarebbe stata scheletrica e con il corpo coperto da piaghe, segno evidente di abbandono. “Ma non possiamo imputare al fratello la presunta trascuratezza, perché non sappiamo nemmeno se all’epoca lui fosse in grado di prebdersi cura di se stesso. Sappiamo che sette mesi prima del ritrovamento del cadavere, Bramante è stato soccorso da un vicino mentre farfugliava per le scale e che da quel giorno non è stato mai più dimesso”, ha detto ancora Traverso.
“Non è in grado di intendere e di volere e non può stare a processo. Da luglio 2015 non è mai più uscito da strutture mediche e assistenziali, passando da Ronciglione a Belcolle, a Villa Serena di Montefiascone e infine approdando a Villa Rosa, nell’estate 2016”, ha detto ancora Traverso.
“Invalido e con l’accompagno, non è socialmente pericoloso perché è costantemente curato e vigilato, 24 ore su 24. Ha il catetere e si muove solo a piccoli passi, col tremore e appresso il sacco dell’urina”, la descrizione.
“Soffre di lacune amnesiche, aggravate dagli scompensi metabolici dovuti al diabete. Più volte è stato contenuto e sottoposto a Tso perché agitato o per comportamenti aggressivi verso terzi. C’è una diagnosi picofobica, ma si tratta di un concorso di varie patologie, mentre per il passato, dalla morte della sorella a quando è stata messa nel congelatore a quando lui andava a ritirare la pensione, non posso dire quale fosse la situazione clinica nei diversi momenti”, ha concluso il professore.
Chi erano i fratelli Ivo e Rossana Bramante
Il macabro ritrovamento del corpo senza vita di Rossana Bramante, completamente avvolto dal ghiaccio all’interno di un congelatore a pozzetto nel garage della casa al civico 2 di via dell’Ospedale consorziale a Ronciglione dove la coppia si era trasferita da Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma, risale al 28 febbraio 2016.
I fratelli Bramante sono italo-libici, originari di Castelnuovo di Porto in provincia di Roma, ma nati a Tripoli. Poco si sa della sorella invalida, a parte che si trattava di una non vedente, mentre Ivo, un pittore dotato di tratto fine, sarebbe vissuto d’arte, mantenendosi con la vendita dei suoi quadri, decine dei quali ritrovati nella casa di Ronciglione, tra cui diverse riproduzioni di opere di Modigliani, tele di notevole pregio, secondo gli esperti.
Una volta stimato pittore, Ivo Bramante, ha una figlia, che però risiede a Miami, in Florida, negli Stati Uniti. Fratello e sorella, figli di coloni italiani, sono nati in Libia nel pieno del Ventennio, nel 1934 lui e nel 1937 lei. In Italia non avrebbero avuto parenti o amici, tanto che al funerale della 79enne, nella cattedrale di Ronciglione, non era presente nessuno, a parte la stampa.
Nell’abitazione di Ivo e Rossana furono trovati decine di quadri dipinti dall’85enne, nonostante l’età ancora dotato di tratto fine.
Silvana Cortignani



