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“Nella Tuscia la droga viene spacciata perché viene consumata”

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Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Il procuratore capo Paolo Auriemma

Viterbo – Mafie e narcotraffico. I temi dell’intervista di bilancio al procuratore capo di Viterbo Paolo Auriemma, da quasi tre anni alla guida degli uffici di via Falcone e Borsellino.

Il 2018 si è chiuso con l’arresto, nell’ambito dell’inchiesta che ha documentato la ricostruzione della Cupola di Cosa Nostra, di un uomo residente a Blera ritenuto affiliato a una cosca palermitana. Procuratore Auriemma, ci sono mafie nel Viterbese?
“Non risultano infiltrazioni e strutturazioni mafiose sul territorio provinciale. La Tuscia non è un ambiente di criminalità organizzata di tipo violento. Vi possono risiedere, come nel caso citato, affiliati che sono nel Viterbese per la sua posizione geografica strategica: è una provincia vicinissima a Roma, all’aeroporto di Fiumicino e al porto di Civitavecchia. Ma sul territorio non sono stanziati famiglie o nuclei mafiosi”.

Nella Tuscia le mafie non sono interessate nemmeno a settori finanziari, appalti pubblici o al ciclo di rifiuti?
“No, non risultano nemmeno interessi. Abbiamo avuto dei sentori. Ma quelle società sulle quali abbiamo nutrito dei meri sospetti che potessero essere vicine a organizzazioni criminali, grazie agli accertamenti sempre puntuali delle forze dell’ordine, sono state costrette ad andarsene dal Viterbese”.

È comunque la Dda della Capitale ad occuparsi della criminalità organizzata nel Lazio, e quindi pure nella Tuscia…
“Sì, i reati di tipo mafioso sono di pertinenza distrettuale: riguardano Roma. L’operato della procura di Viterbo si ferma ai cosiddetti reati spia, da cui possono nascere reati di cui è competente la Capitale. Con la procura di Roma c’è un dialogo ininterrotto, una collaborazione e una sintonia continue. Non è raro che pubblici ministeri viterbesi diventino titolari, insieme ai pm romani, di fascicoli aperti a Viterbo e poi trasferiti nella Capitale”.

Durante l’anno il sindaco di Sutri Vittorio Sgarbi ha denunciato: “Il potere di alcuni gruppi familiari, a Sutri è affine al potere mafioso e si configura come estraneo alla democrazia”. Ha poi minacciato lo scioglimento del comune e il commissariamento….
“Dopo le dichiarazioni di Sgarbi, risalenti ad agosto, abbiamo aperto un fascicolo d’indagine e abbiamo fatto tutti gli approfondimenti del caso. Ma non sono emersi episodi mafiosi a Sutri. Le affermazioni del sindaco erano di natura politica e non collegate a episodi di criminalità”.

Nel 2018 è finito in manette anche l’uomo ritenuto il più grande narcotrafficante della Tuscia…
“Un’ottima operazione dei carabinieri di Viterbo e di Carbonia ha portato all’arresto di un soggetto di spicco nel panorama del narcotraffico viterbese. In provincia c’è molta droga, che viene spacciata perché se ne vende tanta e tanta ne viene consumata. Lo spaccio porta all’infiltrazione, nel territorio, di associazioni non mafiose italiane e straniere che si radicano e rovinano il tessuto sociale della Tuscia. Con le forze dell’ordine teniamo sempre alta la guardia, ma anche i cittadini devono fare la propria parte”.

Oltre allo spaccio tra i reati propri della provincia ci sono anche lo stalking, le violenze e i maltrattamenti in famiglia…
“La procura ha stipulato convenzioni con enti regionali, provinciali e cittadini per tutelare le cosiddette fasce deboli della società. Questi accordi hanno portato anche all’apertura di sportelli di ricezione e di ascolto. Sono inoltre stati creati dei nuclei che permettono alle forze dell’ordine di agire in diretta sintonia con i pubblici ministeri. Abbiamo chiesto moltissime misure cautelari, soprattutto divieti di avvicinamento, e quasi tutte sono state accolte dal gip. Insomma, dal legislatore al giudice le razioni a questi reati sono fortissime”.

Raffaele Strocchia


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