Viterbo – (r.s.) – Nella Tuscia vivono 31mila 158 stranieri, il 9,8% della popolazione totale. Il dato emerge dall’ultimo Dossier statistico immigrazione curato dal centro studi e ricerche Idos.
Rispetto all’anno precedente, nel 2017 c’è stato un incremento del 3,7%. Ovvero, i nuovi stranieri sono 1112. Se questi 31mila 158 immigrati, che sono donne al 52,2%, rappresentano, a livello provinciale, il 9,8% della popolazione totale, a livello regionale sono il 4,6% e lo 0,6% a livello nazionale. Ovviamente, sempre sul totale residenti.
Rispetto alle altre province del Lazio, la Tuscia è terza per numero di stranieri che vivono sul suo territorio. È preceduta dalle province di Roma (556mila 794) e Latina (52mila 642), ed è seguita da quelle di Frosinone (25mila 288) e Rieti (13mila 592). Ma il Viterbese, sempre a livello regionale, si colloca al secondo posto, dopo la provincia di Roma, per incidenza di immigrati.
Non solo numeri. Con il dossier, infatti, Idos fornisce anche un’analisi del fenomeno migratorio nell’ultimo anno. “Nel 2017 – spiega il centro – i cittadini stranieri residenti nel Lazio sono aumentati del 2,5%. La popolazione straniera nella regione ha continuato a crescere tra il 2014 e il 2017, raggiungendo i 679mila 474 residenti al primo gennaio 2018”.
Il Lazio è una delle regioni italiane più attrattive per gli stranieri. “Il peso percentuale che registrano sul totale dei residenti (11,5%), risulta tra i valori più alti in Italia (la regione si colloca al secondo posto dopo l’Emilia Romagna e alla pari con la Lombardia) e superiore al dato medio nazionale (8,5%) – analizza Idos -. Gli stranieri residenti nel Lazio rappresentano il 13,2% del totale nazionale e oltre la metà di quelli del centro Italia, superando il numero dei residenti stranieri presenti in tutto il sud del paese. Naturalmente su questi valori incidono in misura significativa i ‘grandi numeri’ di Roma Capitale (prima città italiana per numero di stranieri residenti), che con la sua città metropolitana (prima tra le province) assorbe circa l’82% dei residenti stranieri dell’intera regione”. Nelle restanti quattro province (Latina, Viterbo, Frosinone e Rieti) risiede rispettivamente il 7,7%, il 4,6%, il 3,7% e il 2% dell’intera popolazione straniera del Lazio.
“Nel contesto italiano – evidenzia Idos – il Lazio è una delle aree più coinvolte nel processo migratorio proveniente dall’Europa neocomunitaria e dal continente asiatico, mentre è bassa la presenza di residenti provenienti dai paesi africani (11,9%). Romani, Filippine, Bangladesh e Cina risultano le quattro nazionalità più numerose tra le circa 190 presenti e insieme costituiscono oltre la metà dei residenti stranieri. Il protagonismo dei romeni risulta molto chiaro: 230mila, pari al 34,3% del totale delle presenze straniere. Dall’Egitto, invece, arrivano molti minori non accompagnati, categoria che in regione conta nel complesso 1049 presenze, il 5,7% del totale nazionale”.
I permessi di soggiorno rilasciati in regione nel 2017 sono 26mila 663. “Nel corso dell’anno sono stati rilasciati ex novo 7mila 366 permessi per asilo o motivi umanitari (27,6%) – sottolinea Idos -. Tra i nuovi, la quota di quelli per motivi familiari è la più rilevante (45,7%), mentre si sono drasticamente ridotti i permessi per lavoro. Per quanto riguarda i rifugiati e i richiedenti asilo, i dati evidenziano che nel 2017 il Lazio si colloca al terzo posto per accoglienze effettuate: rispetto all’anno precedente, la persone accolte in regione sono aumentate a circa 16mila 500 unità”.
La Tuscia è la terza provincia del Lazio, dopo Roma e Latina, per numero di soggiornanti non comunitari: 14mila 311. Il 34,9% di questi sono nel Viterbese con un permesso per motivi familiari, il 29,6% per motivi di lavoro e il 25,7% con un permesso per asilo o motivi umanitari.
Scuola. “Nell’anno scolastico 2016\2017 l’incidenza degli alunni con cittadinanza straniera ha raggiunto il 9,5%, per un totale di 78mila 226 iscritti, in aumento di 1117 unità rispetto all’anno precedente – analizza Idos -. Tra questi, le cosiddette seconde generazioni (i figli degli immigrati, ndr) rappresentano il 57% del totale (il 5,4% della popolazione scolastica complessiva) e acquistano particolare significatività nelle scuole dell’infanzia e nella primaria, dove costituiscono rispettivamente l’84,7% e il 70,5% degli alunni con cittadinanza straniera”.
In regione una delle tendenze più fertili del processo di inserimento degli stranieri nel mondo del lavoro si verifica nel contesto imprenditoriale. “Queste imprese tendono a concentrarsi soprattutto nei servizi e nell’industria, mentre sono meno attive nel settore agricolo”, evidenzia Idos.
