Viterbo – (sil.co.) – Notte da arancia meccanica, condannato a quattro anni di carcere il 33enne viterbese arrestato dalla squadra mobile il 25 luglio 2015, su richiesta della pm Chiara Capezzuto.
Il processo si è chiuso martedì davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei. La procura aveva chiesto una condanna a sei anni e sei mesi, ma la terna giudicante ha riconosciuto la lieve entità.
Il 22 maggio di quattro anni fa, due mesi prima, spinto da una gelosia cieca, avrebbe violentato brutalmente la fidanzata, con cui stava da cinque mesi, puntandole addosso una pistola, le avrebbe spezzato un polso a colpi di tacco di stivale e l’avrebbe cosparsa di alcol minacciando di darle fuoco con l’accendino.
Per questo era accusato anche di detenzione abusiva di arma, anche se della pistola non è stata trovata traccia. Secondo la vittima il suo ex l’avrebbe gettata in un cassonetto.
Nel cuore della notte, il 23 maggio 2015, l’imputato avrebbe fatto 4 chilometri a piedi da Santa Barbara alla Grotticella con un’arma nascosta in un sacco nero. Poi avrebbe buttato in un cassonetto la pistola che la sera prima aveva infilato in bocca alla ex, quando l’ha picchiata fino a mandarla in ospedale. Pestaggi, schiaffi e pugni fino ad arrivare a ferite di trenta giorni per cui l’ex convivente è stata anche operata.
L’uomo, difeso da Remigio Sicilia, era imputato di lesioni personali, violenza sessuale, minacce, maltrattamenti in famiglia, violenza privata aggravata e detenzione abusiva di arma.
