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“Un’avventura in un mare di conoscenza”

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Stefano Sabelli

Stefano Sabelli

Viterbo – “Un’avventura in un mare di conoscenza”. Stefano Sabelli usa queste parole per descrivere lo spettacolo “Moby dick, la bestia dentro“, tratto da Melville, in scena domenica 6 gennaio al teatro Caffeina alle 18. Con lui sul palco ci sarà Gianmarco Saurino – già visto nella serie Rai “Che Dio ci aiuti” con Elena Sofia Ricci -, mentre le musiche dal vivo saranno affidate a Giuseppe Spedino Moffa per la regia e drammaturgia di Davide Sacco.

Una navigazione nei mari dell’anima e dell’inconscio immersi in un suggestivo allestimento che riproduce la storica Pequod con tanto di alberi e vele, appoggiata su un tappeto blu, che è in realtà un mare di libri, con il pubblico che sarà parte integrante della performance.

“Siamo ben felici – dice Sabelli – di tornare al teatro Caffeina, dopo che l’anno scorso la compagnia del Loto aveva portato “La locandiera o l’arte di vincere” che era una mia riduzione da Goldoni.

Quest’anno, presentiamo sempre un ‘classico’ che è una riscrittura assolutamente contemporanea di Davide Sacco tratto ovviamente da Melville. L’originale è un romanzo mastodontico, una specie di Divina commedia dell’età contemporanea per cui era necessario trovarne una formula teatrale. Il regista ha avuto la brillante idea di ridurre il nucleo del romanzo a un incontro-scontro tra i due personaggi simbolo e cioè Achab, il grande capitano della Pequod, e Ismaele che diventa non solo il suo attendente ma anche il suo discepolo e chissà, forse, in questa chiave di lettura, che ne facciamo noi, anche un figlio perduto, lasciato tempo fa sulla terra”.

La scenografia realizzata dallo stesso Sabelli evoca la tolda di una baleniera. “Piace parecchio al pubblico che si emoziona sempre molto. E’ suggestiva perché viene ricostruita l’intera barca che solca un mare di libri con gli alberi, le vele, la coffa del capitano e tutta l’azione si svolge qui. La particolarità poi è che il pubblico la avvolge e non ci saranno quindi solo gli spettatori della platea, ma anche quelli che si troveranno a “far parte” dell’equipaggio, avvolgendo la barca in una sorta di prosecuzione della platea stessa.

Lo spettacolo si muove su tre lati col pubblico che immerge la barca, diventando quasi un po’ il mare fluttuante del nostro navigare e in scena e viene chiamato in causa come equipaggio. Specie quelli che sono più vicini a noi. C’è dunque questa suggestione che rende la performance particolarmente emozionante. Dura circa un’ora e venti con le musiche dal vivo di Giuseppe Spedino Moffa che è un polistrumentista molisano che suona più di 5 strumenti più la loop machine in questo allestimento che ha una colonna sonora che è forse un motore di bordo. 

Allo stesso tempo, questo rende l’azione molto fisica, anche quella che c’è tra Achab e Ismaele. Un incontro-scontro tra il vecchio capitano e il giovane marinaio che diventa molto forte ed emozionale anche per il pubblico che sta a contatto con noi. Si vedono poi tutte le azioni in barca, le tempeste, il tirare su le vele e questo emoziona anche i bambini che vengono a vederci.

E’ uno spettacolo forte e duro, ma anche emozionante. Abbiamo un bellissimo riscontro anche se i temi trattati sono forti, visto che si parla di vita, morte, l’avventura oltre i propri limiti. Coinvolge molto”.

C’è quindi un mare di libri. “Nella riscrittura, il regista ha immaginato Achab quasi come un terminale della cultura occidentale. Un personaggio in cui la sete più che di avventura è sete smisurata e irrefrenabile di conoscenza. Nel testo, infatti, ci sono tante contaminazioni di autori importanti, cari a Melville e non solo. Alcuni monologhi sembrano perfettamente in parte col ruolo di Achab e fanno riferimento a Shakespeare, Molière, o dal Don Giovanni e Artù… tutto questo si scioglie in maniera molto naturale nel dialogo tra i due protagonisti. Ci piaceva rendere questa idea di andare oltre il proprio limite anche di conoscenza. In realtà questa ricerca alla balena bianca è una ricerca in un mare di libri che è infinito e quindi di infinita conoscenza. Un sentimento che pervade tutto lo spettacolo”.

Lo spettatore viene guidato e portato dagli attori. “Queste citazioni e lo stare sul testo non è mai fine a sé stesso. Ecco perché è uno spettacolo per tutti. Ci vedrete appesi agli alberi, ci saranno cacce e tempeste, e si troveranno i temi centrali del romanzo. Un’avventura in un mare di conoscenza. Finora c’è stato grande successo per lo spettacolo, prodotto dalla compagnia del Loto. Io sono anche direttore artistico del Teatro del Loto in Molise. La prima nazionale è stata ad Asti teatro, poi lo abbiamo portato a Segesta in Sicilia, a Roma con due rientri, abbiamo fatto piazze in Abruzzo, Calabria e Toscana. Insomma, ci sta dando grandi soddisfazioni”.

Il 6 gennaio è la volta di Viterbo. “Siamo felici di tornare – conclude Sabelli -, perché Annalisa Canfora ha fatto una bellissima stagione e spero che il teatro Caffeina si affermi in tutti i sensi. Già l’anno scorso, come compagnia ci siamo trovati benissimo, e quindi torniamo volentieri. Fra l’altro, lo spettacolo capita quasi in contemporanea con la messa in onda della serie Rai “Che Dio ci aiuti” in cui con Elena Sofia Ricci recita Gianmarco Saurino che riconoscerete con me in scena. Domenica poi è la Befana per cui invito tutti a venirci a vedere e di fare anche un regalo ai figli… non vi concedete troppo carbone, ma anche un po’ del carbone della saggezza di Achab che fa bene e di questo Moby Dick che è un bell’andare a teatro. Vi aspettiamo”.

Paola Pierdomenico


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