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Ventenne violentata dopo la discoteca, processo al rush finale

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Un'aula di tribunale

VIterbo – Un’aula del tribunale

Fabrica di Roma – Violentata dopo la discoteca mentre era addormentata su un divano, processo al rush finale.

Vittima una giovane all’epoca ventenne, che sarebbe stata costretta a subire atti sessuali da un conoscente degli amici con cui aveva trascorso la serata. 

Era la notte tra il 26 e il 27 marzo 2011. Dopo otto anni il giovane, oggi 35enne, sta per essere giudicato dal collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, davanti al quale deve rispondere dell’accusa di violenza sessuale e lesioni. La vittima, nel frattempo, ha oggi 29 anni. 

Nel corso dell’udienza di ieri, dopo tanto tempo e avere ascoltato tanti testimoni, il tribunale ha fissato al 9 aprile, salvo imprevisti, la data della sentenza. 

Secondo l’accusa l’imputato avrebbe sorpreso la ventenne nel sonno, prendendola per il collo per impedirle di muoversi e poi costringendola a subire atti sessuali, “allargandole le gambe, palpeggiandole le parti intime e obbligandola a toccarlo”, come si legge sul capo d’imputazione. La giovane fu medicata al pronto soccorso con una prognosi di cinque giorni. 

“Mi si è avventato addosso mentre dormivo, cercando di avere un rapporto sessuale a tutti i costi. Mi teneva ferma per il collo, diceva ‘zitta’ e intanto infilava le mani dappertutto”, ha raccontato la vittima in aula durante il processo. 

“Eravamo andati in discoteca, io e una coppia di amici, quando ci ha raggiunti nel locale un loro conoscente, a casa del quale abbiamo deciso di proseguire la serata verso l’una e mezza di notte”, ha proseguito.

“C’era anche la madre dell’imputato, per cui mi sono fidata. Ci siamo seduti in salotto a chiacchierare, ma a un certo punto mi sono addormentata sul divano. All’improvviso mi sono svegliata bruscamente, con il conoscente dei miei amici che mi si era sdraiato dietro e frugava con le mani dappertutto. Gli ho detto di smettere, ma lui ha insistito. Si è abbassato le mutande e intanto provava a spogliarmi, tenendomi con un braccio per il collo e infilando l’altra mano dappertutto”, ha raccontato.

“Mi diceva ‘zitta, zitta’, mentre io mi divincolavo e chiamavo in aiuto gli altri, che nel frattempo erano saliti a dormire al piano di sopra. Poi, quando ha finito, si è fermato. Ma non c’è stata penetrazione, solo continuava a toccarmi nelle parti intime. Dopo mi ha chiesto scusa, voleva farmi un caffè. Però mi diceva anche ‘fai come se non fosse successo niente, non dire niente a nessuno’”.

Sarebbero state circa le quattro del mattino quando l’incubo è finito e la presunta vittima si è fatta riaccompagnare a casa dalla coppia di fidanzati con cui era uscita per trascorrere una tranquilla serata in discoteca. La mattina successiva, accompagnata dai due giovani, si è recata presso la caserma dei carabinieri di Fabrica di Roma a sporgere denuncia. 

Tracce di sperma furono trovate dal Ris sulla maglietta che indossava quella sera, posta sotto sequestro dalla procura. Agli atti anche il referto del pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove i sanitari avrebbero confermato segni di strattonamento sul collo e rossori compatibili con uno sfregamento forzato all’inguine.

Secondo il difensore Giuliano Migliorati, particolarmente duro durante il processo e pronto ora a dare battaglia, la giovane sarebbe stata consenziente. 


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