Viterbo – Urcionio addio. Addio a quel fiume che per secoli ha attraversato la città e che è stato prima cacciato fuori dalle mura e oggi seppellito per sempre. I lavori non c’entrano niente. Necessari. Per pubblica utilità. Arriverà un parcheggio e l’Urcionio andava interrato. Fuori Valle Faul. Da lì finiva nelle campagne.
Il fiume di Viterbo, che nasce alla Valle dell’Arcionello, Parco naturale grazie a una battaglia. Gloriosa quanto inutile. Non per i propositi. Ma per l’esito. Non il Parco. Ma perché la Valle è stata semplicemente lasciata stare. Una volta spenti i riflettori, nessuno ha saputo più che farsene.
Fotogallery: Il fiume Urcionio
Come del resto il fiume che ha messo al mondo. Madre snaturata, visto la fine che ha fatto il figlio. Sotterrato vivo. Fino all’ultimo tassello che avrebbe potuto ricordarlo entrando ancora in città.
Il fiume che hanno visto con i propri occhi Federico di Svevia e Santa Rosa, Egidio e gli agostiniani, catari e papi. Il conclave, il primo della storia, in fondo, s’è fatto pure lui sulle rive dell’Urcionio che passava proprio lì sotto. A Valle Faul. Dove Viterbo ha provato a dimenticare la guerra sotterrando in quel posto le sue macerie. Quasi si volesse sbarazzare di un passato facendo finta di niente. Sperando solo che il fiume se lo portasse via una volta per tutte con tutti i suoi bombardamenti.
I fascisti sono stati gli ultimi ad aver visto vivo l’Urcionio. Poi c’è stata via Marconi. Ma sotto, il fiume, fila ancora a meraviglia. E si può pure ascoltare. In piazzale Martiri d’Ungheria si trova una specie di cono posato a terra. Serve a quello, a sentire il fiume. Presente sotto forma di suono. Basta appoggiare l’orecchio per fare un salto indietro nel tempo. La vecchia Viterbo e il suo canzoniere.
Viterbo – La fine dell’Urcionio
Viterbo – Via Marconi
Il fiume divideva in due la città. E ancora la divide. Via Marconi non è un boulevard, ma un confine. Una riva a destra, una a sinistra. Da una parte, il centro storico e la città vecchia. Corso Italia, via Saffi e i quartieri medievali. La zona ricca e nobiliare. Dall’altra quella popolare, San Faustino, che fra l’altro, lo è sempre stata. Immigrati. Prima dalle campagne attorno, adesso dall’altra parte del Mediterraneo. E chi abita a San Faustino di solito non frequenta il Corso. E viceversa. Prima c’era il fiume. Adesso no. Ora c’è la città, che ha perso il fiume. Ma non ancora il vizio di dividersi.
“Dopo il primo dopoguerra il fiume, elemento identitario del tessuto urbano viterbese e presenza vitale nella cultura del luogo, è stato coperto e intubato a -14,86, che è anche il titolo dell’oper-azione degli A12”. Un’installazione permanente, raccontata in una pagina molto bella di “Visioni Urbane Contemporanee: Cantieri d’Arte” di Laura Barreca, Elisabetta Cristallini, Patrizia Mania, Anna Mattirolo e Antonello Ricci.
Viterbo – L’interramento dell’Urcionio a Valle Faul
Viterbo – Gli A12
Gli A12 sono “un sistema sonoro a forma di megafono (in realtà un complesso ed invisibile hardware ad energia solare) che affiora – spiegano gli autori di Visioni Urbane Contemporanee – dal suolo con un disco di metallo e invita il cittadino ad avvicinarsi per riascoltare il suono dell’acqua di quel fiume che una volta passava proprio di lì. L’opera nasce dallo spazio ed è azione sullo spazio, rimemorante antiche consuetudini uditive e pratiche del paesaggio urbano oggi codificato, interagisce nell’ambiente in cui si inscrive sintetizzandone la storia, le sensazioni, l’emotività. Una scelta questa degli A12 che richiama le ricerche acustiche di Max Neuhaus, artista americano appena scomparso, che con i suoi place works sonori ha realizzato delle installazioni che, nella saturazione segnica del paesaggio culturale metropolitano, fanno uso del suono per creare luoghi immaginari da esplorare uditivamente o semplicemente per ritrovarsi, perché ‘il suono rappresenta un aspetto importante del modo in cui percepiamo un luogo pari al modo in cui esso ci appare'”. Per fare un esempio “in un’isola pedonale della caotica e frastornante Times Square a New York, Neuhaus ha inserito un dispositivo invisibile, dalle risonanze simili al suono antico di rintocchi di campane”.
Via Marconi e il fiume fantasma che attraversa ancora la città.
Viterbo – L’Urcionio a Valle Faul
Viterbo – La descrizione dell’installazione A12
“Recuperare quel ‘ritmo’ e quell”armonia’ di un’identità perduta attraverso la ritualità dell’ascolto è stato l’obiettivo di -14,86 – concludono gli autori di Visioni Urbane – ancora un modo per gli A12 di prendersi cura della città, che significa conoscere il presente nei suoi aspetti reali e potenziali, oltre l’inerzia delle consuetudini acquisite, per modificarlo, consapevolmente e con leggerezza”.
Daniele Camilli





