Torino – (ma.ma.) – Il 2 febbraio in circa 280 piazze italiane si sono dati appuntamento cittadini, partiti, associazioni, movimenti. Tutti con l’idea di prendere parte a ‘L’Italia che resiste’, iniziativa nata dalla collaborazione di quattro volontari che con il lancio di una pagina Facebook hanno voluto raccogliere tutte le proteste contro il decreto sicurezza e in generale contro il razzismo.
Dietro il lancio dell’iniziativa c’è Maria Luisa Orsi e altri tre volontari.
Come è nata l’idea di lanciare ‘L’Italia che resiste’?
“L’idea è nata durante un incontro con Luisa Mondo, Giovanni Gariglio e Michele Angheleddu. Siamo quattro amici e volontari che operano nel torinese. Un giorno di gennaio abbiamo messo a fuoco che le persone che abbiamo intorno e che si impegnano nella solidarietà sono quelle che nella comunicazione mediatica non appaiono mai. Abbiamo voluto dare voce a un’altra Italia rispetto a quella dei post feroci su Facebook. Abbiamo voluto vedere se riuscivamo a portare in piazza l’Italia che generalmente prepara i minestroni caldi per i migranti. Abbiamo così deciso di lanciare una pagina Facebook e poi le adesioni sono venute da sole. Hanno iniziato a contattarci”.
Come mai la scelta di scendere in piazza proprio il 2 febbraio?
“L’idea ci è venuta in mente pochi giorni fa, all’incirca due settimane fa. E allora abbiamo deciso di organizzare l’evento il primo giorno utile dopo quello dedicato alla memoria. E poi soprattutto darsi appuntamento il 2 del 2 (febbraio) alle due (orario) ci è sembrato piuttosto facile da ricordare”.
In quanti hanno aderito?
“All’incirca 280 piazze, trecento comuni da nord a sud. Addirittura l’iniziativa è stata accolta anche a Londra e Bruxelles. Hanno aderito tutte le sigle possibili della sinistra. Le associazioni storicamente impegnate nel volontariato come Amnesty, Legambiente. Poi alcuni partiti, come il Pd regione per regione. Mdp – Articolo uno ha aderito a livello centrale e locale. A titolo personale il sostegno è arrivato anche da Pierluigi Bersani”.
Come mai nasce questa iniziativa?
“Per manifestare soprattutto contro il decreto Salvini. Ci fa paura un’Italia in cui le istituzioni non hanno più empatia verso gli esseri umani. E’ un decreto che non tratta gli esseri umani come noi trattiamo i nostri figli. Vorrei che i figli degli altri venissero trattati come io tratto i miei. Non è perché loro sono nati dalla parte sbagliata del mondo che allora devono morire in mare”.
Come sono state organizzate le manifestazioni in piazza?
“Abbiamo messo al centro della piazza degli oggetti: fiori, salvagenti, scarponi, magliette rosse da bimbo, bigliettini con pensieri. Oggetti che ricordano le traversate in mare. Poi abbiamo letto brevemente il comunicato, disponibile su fb, che spiega il nostro intento e il perché di questa iniziativa. Abbiamo letto anche uno a uno i nomi delle vittime di tutte le immigrazioni, non solo in mare. Per esempio anche di chi attraversa le montagne tra l’Italia e la Francia, per cercare condizioni di vita migliore, è una vittima. A dominare poi il colore rosso, in riferimento ai giubbini che le mamme mettono ai bambini quando affrontano il viaggio in mare perché dall’alto si vedono meglio. Pensano che in caso di naufragio il colore rosso possa essere individuato più facilmente dai soccorsi”.
C’è soddisfazione per il consenso ricevuto?
“Noi abbiamo soltanto lanciato il sasso e poi è diventata una valanga. Questo fa capire che ci siamo. Stiamo occupando tante piazze. Abbiamo le possibilità per occupare tutte le città”.
Dopo il 2 febbraio ‘L’Italia che resiste’ cosa ha in mente?
“Noi dovremmo fare qualcosa perché sappiamo che questa piazza ci dice di continuare. Non sappiamo ancora come, ma continueremo a seguire quanti hanno aderito e vogliamo mantenere questa coesione”.
