Viterbo – Le spedizioni punitive della mafia viterbese. Dai cazzotti al naso e le martellate in testa promesse a un ristoratore, al benzinaio accerchiato e preso a schiaffi in faccia. Dal pregiudicato Giovanni Biosa massacrato di botte, al motociclista aggredito a suon di pugni e con un oggetto contundente.
13 marzo 2018, il benzinaio accerchiato e preso a schiaffi in faccia. Secondo i carabinieri di Viterbo che, coordinati dalla Dda di Roma, hanno condotto l’operazione Erostrato, che ha smantellato un’associazione mafiosa operante nel capoluogo della Tuscia, gli autori sarebbero stati Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi, ritenuti al vertice dell’organizzazione.
Il racconto della vittima agli investigatori. “Un calabrese (Trovato, per gli inquirenti, ndr) è venuto al distributore di benzina lamentando un danno alla sua Audi A5 dovuto al gasolio inquinato dall’acqua. Molto nervoso, ha asserito che voleva essere risarcito del danno che ammontava a circa mille euro. Mi ha intimorito. Si è avvicinato velocemente e mi ha scagliato due schiaffi sul volto, affermando che mi avrebbe sfasciato il distributore. Nello specifico, ha detto: Prendo una latta di benzina e gli do fuoco”. Il benzinaio, pur essendosi rivolto ai carabinieri, non ha sporto denuncia. “Non ho intenzione – ha spiegato agli inquirenti – di sporgere denuncia, perché ho un forte timore per quanto accaduto e che queste persone possano continuare nelle loro intenzioni criminose. In particolare provocare qualche danno al distributore, fonte di sostentamento per la mia famiglia”.
Nel parlare con il padre dell’aggressione, Trovato ha rivelato: “L’ho picchiato dietro la macchina, gli ho dato delle belle pantalte. Lo abbiamo lasciato lì in terra e lo abbiamo caricato. Era tutto bene abbuffato. Gli ho detto: ‘Non ti prendo a pugni, ti prendo solo a schiaffi. Perché solo gli schiaffi vali tu. Voglio i soldi, sennò ti cacciamo stasera il borsello. Perché sono i miei, non perché ti sto facendo una rapina. Risolvi questo problema entro stasera, sennò le prendi un’altra volta’. Diceva: ‘Carabinieri, carabinieri. Venite, mi sta ammazzando’. Poi è venuto il padre. Gli ho detto: ‘Ringrazia che tu sei vecchio, altrimenti le prendevi pure tu'”.
12 maggio 2018, la “violentissima spedizione punitiva” nei confronti del pregiudicato Giovanni Biosa. “Massacrato – ricostruiscono gli investigatori – con ripetuti calci e pugni al volto, al torace e alle costole. Da più persone e anche quando era inerme a terra”. Per i carabinieri, ad aggredirlo sarebbero stati “Trovato, Sokol Dervishi, Ismail Rebeshi, Spartak Patozi e Gabriele Laezza”. Che lo avrebbero “ridotto a una maschera di sangue”.
Il movente del pestaggio? “Biosa – è scritto nelle carte d’inchiesta – è sospettato di aver danneggiato un tergicristallo dell’auto di Dervishi, ma è soprattuto reo di aver danneggiato la vetrina di un bar in una zona di Viterbo considerata sotto il controllo del sodalizio. Un affronto molto grave per gli indagati, che vogliono sbarazzarsi di tutti coloro che frappongono ostacoli al controllo del territorio”. Intercettato, Trovato afferma: “Lì è zona mia, comando io. Abito io là. Prima di rompere, devi chiedere il permesso mio. Casini non ne devono succedere, perché la polizia vicino a me non la voglio”.
Di Biosa, Trovato dice: “Fa i dispetti. Gli spacco le ossa. Lo smontiamo. Per la faccia ho il cric in macchina. In quattro lo ammazziamo sto fetuso, perché è un bastardo. Ce lo dobbiamo mangiare. Gli spacchiamo gli occhi, il naso. Stasera è morto. Una volta che lo buttiamo a terra… calci e pugni dentro la faccia”. Dopo il massacro, mentre sta raggiungendo il night club di Rebeshi, Trovato afferma: “I pugni sulla faccia, in culo, alle costole. Sulla faccia l’ho picchiato. Il piede gliel’ho messo sulla faccia. Il naso era tutto sfrantumato, gli occhi… Adesso va all’ospedale, speriamo che muore”.
26 luglio 2018, il motociclista aggredito. Il movente? Una discussione per motivi di viabilità avuta con Trovato. Al motociclista “Zio Peppino” rinfaccia di averlo apostrofato con l’epiteto “faccia da cazzo”. Un atteggiamento ritenuto irrispettoso, che innesca la collera di Trovato.
Il racconto dell’aggressione che la vittima ha fatto agli inquirenti: “Ha messo la mano nella tasca destra dei pantaloni e ha afferrato un oggetto contundente. Appena l’ha estratto, mi ha sferrato un colpo violentissimo al viso. Mi ha colpito con estrema violenza alla fronte e al viso. Ho perso i sensi, ho sbattuto sul vetro del portone e sono caduto a terra dolorante. Mi sono ripreso e ho avvertito il sangue che mi scorreva dal naso, dalla bocca e dall’arcata sopracciliare. Ho urlato aiuto e una donna e un uomo sono accorsi in mio soccorso”. La corsa in ospedale, i punti di sutura, la tac, il consulto oculistico e dieci giorni di prognosi.
Parlando con la sua compagna, Fouzia “Sofia” Oufir, Trovato ha detto: “Gli ho tirato quattro pugni dentro la faccia e me ne sono scappato. Gli ho spaccato un occhio e non ho voluto continuare sennò l’ammazzavo”.
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Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


