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Mafia viterbese, gli arrestati puntano al tribunale della libertà

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Mafia a Viterbo - Gazmir Gurguri

Mafia a Viterbo – Gazmir Gurguri

Mafia a Viterbo - Manuel Pecci

Mafia a Viterbo – Manuel Pecci

Viterbo – Mafia, oggi davanti al riesame i primi dei tredici arrestati dell’operazione Erostrato che hanno presentato istanza al tribunale della libertà per ottenere la revoca oppure un alleggerimento della misura di custodia cautelare disposta dal gip Flavia Costantini del tribunale di Roma, su richiesta della direzione distrettuale antimafia. 

Al centro dell’inchiesta una presunta organizzazione criminale italo-albanese di stampo mafioso, che negli ultimi due-tre anni, a colpi di intimidazioni e attentati incendiari, avrebbe cercato di imporre la propria supremazia alle vittime nonché di prendere il controllo di attività commerciali del capoluogo, in particolare nel settore dei compro oro e dei locali da ballo. 

I primi in assoluto a presentare ricorso al tribunale della libertà sono stati l’avvocato Franco Taurchini, che assiste Gazmir “Gas” Gurguri, il falegname 35enne albanese residente a Canepina ristretto a Mammagialla, e i legali Fausto Barili e Carlo Taormina, difensori del giovane imprenditore viterbese Manuel Pecci, 29 anni, titolare di un salone di bellezza in centro, in via Maria Santissima Liberatrice. 

In caso di esito positivo, già in serata i giudici capitolini potrebbero sciogliere la riserva, rimettendo in libertà chi si trova ai domiciliari o concedendo gli arresti domiciliari a chi sta in carcere dallo sorso 25 gennaio, giorno del clamoroso blitz antimafia che ha scosso la Tuscia. 

Sono reclusi a Mammagialla: Giuseppe “Peppino” Trovato, 43 anni, il titolare di tre compro oro del capoluogo, originario di Lamezia Terme, residente da una quindicina di anni a Viterbo, ritenuto ai vertici dell’organizzazione; Ismail “Ermal” Rebeshi, albanese, di 36 anni, gestore a Viterbo di un autosalone e un locale notturno, anche lui con un ruolo di vertice nel sodalizio, già in carcere per droga dal 26 novembre; Luigi “Gigi” Forieri, 51enne residente a Caprarola, titolare a Viterbo del bar di via Genova. I fratelli albanesi Spartak “Ricmond” Patozi e Shkelzen “Zen” Patozi, rispettivamente di 31 e 34 anni, operai, il primo si trova nel carcere di Arezzo e il secondo a Viterbo. Ricmond  è residente a Vitorchiano e Zen a Viterbo. Sono a Mammagialla Sokol “Codino” Dervishi, operaio albanese di 33 anni, residente a Viterbo; Gazmir “Gas” Gurguri, anche lui albanese, operaio 35enne di Canepina; il viterbese Gabriele “Gamberone” Laezza, 31 anni, operaio nella ditta di trasporti di famiglia; l’unico romeno, Ionel Pavel, di 35 anni. 

Sono detenute nel carcere femminile di Civitavecchia le uniche due donne coinvolte nella maxinchiesta. Si è avvalsa della facoltà di non rispondere Fouzia “Sofia” Oufir, 34enne d’origine marocchina, compagna e dipendente di Giuseppe Trovato. Ha invece risposto a tutte le domande del gip la 31enne viterbese Martina Guadagno, commessa in uno dei Compro oro gestiti da Trovato. 

Due soli arrestati su tredici sono ai domiciliari, entrambi viterbesi e incensurati. Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, e l’artigiano Emanuele “Lele” Erasmi, cinquantenne, di Bagnaia. 

Mafia a Viterbo - I tredici arrestati


Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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