Viterbo – (sil.co.) – Nessuna sorpresa dal riesame, misure confermate per i tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio. Pronto sa ricorrere in cassazione l’avvocato Giuseppe Di Renzo, del foro di Vibo valentia, difensore di Giuseppe Trovato e della compagna. Sono gli ultimi cui i giudici della libertà hanno detto no.
Il tribunale del riesame di Roma, con il no di ieri a Giuseppe Trovato e alla fidanzata Fouzia Oufir, gli ultimi a discutere lunedì le rispettive istanze, ha bocciato tutti i ricorsi presentati dalle difese per ottenere la revoca oppure un alleggerimento delle misure di custodia cautelare a carico dei tredici arrestati nel blitz dello scorso 25 gennaio. In quattro hanno rinunciato, mentre uno non ci ha neanche provato.
Restano dunque in carcere Giuseppe “Peppino” Trovato e Fouzia “Sofia” Oufir, Ismail “Ermal” Rebeshi, Luigi “Gigi” Forieri, i fratelli albanesi Spartak “Ricmond” Patozi e Shkelzen “Zen” Patozi, Sokol “Codino” Dervishi, Gazmir “Gas” Gurguri, Gabriele “Gamberone” Laezza, Ionel Pavel e Martina Guadagno. Tutti trasferiti in istituti di pena diversi da Mammagialla, in isolamento presso carceri attrezzate per l’alta sorveglianza riservata agli indagati per reati di stampo mafioso. Delle due donne, Fouzia Oufir è a Lecce, mentre Martiba Guadagno è ristretta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sempre ai domiciliari infine Manuel Pecci e Emanuele “Lele” Erasmi.
E’ l’operazione Erostrato disposta su richiesta della Dda capitolina che avrebbe sgominato a Viterbo un presunto sodalizio criminale di stampo mafioso. Ai vertici dell’organizzazione ci sarebbero il titolare di compro oro d’origine calabrese Giuseppe Trovato e l’imprenditore d’origine albanese Ismail Rebeshi, attivo nel settore dei locali da ballo per stranieri, in carcere da novembre con l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti. A parte degli indagati viene contestato l’articolo 416 bis del codice penale, ovvero il gravissimo reato di associazione di tipo mafioso.
L’avvocato Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia, difensore del 43enne “Peppino” Trovato – originario di Lamezia Terme in provincia di Catanzaro, ma residente da una quindicina di anni a Viterbo – si dice pronto a ricorrere in cassazione non appena saranno rese note le motivazioni dei giudici della libertà.
Lunedì 18 febbraio, è stato l’ultimo a discutere le istanze per i propri assistiti, adducendo l’inutilizzabilità del compendio di captazione e deducendo l’insussistenza dell’associazione di stampo mafioso così come contestata, nonché ricorrenza delle aggravanti specifiche legate all’utilizzo della metodologia mafiosa.
“Per grandi linee – ricorda il legale – abbiamo contestato la gravità indiziaria e le esigenze cautelari sia per Trovato Giusppe che per Oufir Fouzia”.
“Se crolli tu, crolliamo tutti”
Che si trattasse di una “organizzazione” emerge secondo gli investigatori anche da alcune delle intercettazioni trascritte nell’ormai famosa ordinanza di custodia cautelare di 720 pagine del gip Flavia Costantini del tribunale di Roma.
La sera del 20 gennaio 2018 viene captata una conversazione tra Trovato e i fratelli Patozi, nella macchina della Oufir, durante la quale parlano anche delle ustioni riportate da “Peppino” nell’attentato incendiario alla ditta di autotrasporti Grazini.
Spartak arriva a dire che sarebbe stato meglio fosse capitato a lui che al suo capo. Poi, testualmente, aggiunge: “Se crolli tu, crolliamo tutti. Se stai male tu, sto male pure io”.
“Cacciamo gli zingari e il napoletano”
Molto interessante viene inoltre considerata dagli inquirenti una conversazione intercettata il 15 dicembre 2017 tra Giuseppe Trovato e Spartak Patozi, nel corso della quale “si parla della necessità di sbarazzarsi, con violenza, di gruppi rivali inseriti nel contesto criminale viterbese e per le azioni intimidatrici si fa esplicito riferimento anche al fratello dell’interlocutore, Shkelzen”.
“Mo, quando gli cacciamo gli zingari e il napoletano… bastiamo quattro persone, io, tuo fratello, tu, il Biondo (Ismail Rebeshi, ndr)… “, dice Giuseppe Trovato.
“L’ipotesi che il sodale di turno possa non essere disponibile ad attuare i propositi criminosi dell’associazione – si legge nell’ordinanza del gip – non viene neanche presa i considerazione dal capo, il quale evidentemente ben sa di poterci fare affidamento”.
Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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