Napoli – Pace fatta tra il 51 enne Yacoubou Ibrahim e i due bambini del rione Sanità che qualche giorno fa lo avevano offeso con insulti e aggredito con spray urticante. Alla base del gesto le origini africane del 51enne che si era infatti sentito rivolgere insulti a sfondo razzista dai due ragazzi di 10 e 12 anni.
A raccontare l’esito della vicenda è il presidente della Municipalità Ivo Poggiani sulla sua pagine Facebook. “Purtroppo negli ultimi tempi troppe volte abbiamo appreso dai giornali aggressioni a danni di tanti migranti in Italia, ma anche a Napoli – scrive –. Molti di voi avranno letto la storia di Yacoubou Ibrahim, aggredito secondo i giornali da una baby gang nel quartiere Sanità”.
Nei giorni scorsi si era infatti parlato di aggressione da parte di baby gang, e il presidente della municipalità sottolinea: “In tanti mi avete scritto per chiedermi di reagire a supportare Yacoubou. Avevamo due strade avanti: aspettare le attività di repressione del fenomeno delle FF.OO. oppure una soluzione più ‘pedagogica’”.
Yacoubou Ibrahim è un 51enne del Benin e vive in Italia da 28 anni. L’uomo lavora alla asl come mediatore culturale. Subito dopo l’episodio, una cordata di istituzioni come parrocchia, municipalità, organizzazioni educative sociali e forze dell’ordine si erano mosse con l’intento di far capire ai ragazzi la gravità del gesto piuttosto che punirli.
Ivo Poggiani ha deciso quindi di trovare i ragazzi e provare a parlarci, evitando così il solo intervento delle forze dell’ordine.
“Assieme agli educatori del territorio e ai parroci ci siamo messi alla ricerca di questi ragazzini, ci abbiano parlato, abbiamo ascoltato le loro famiglie, abbiamo coinvolto carabinieri e polizia. Oggi li abbiamo fatti incontrare, tutti attorno ad un tavolo – scrive nel post -. Vittima e ‘carnefici’. Si sono scusati con Yacoubou, lo hanno abbracciato”.
La conclusione poi del presidente della municipalità che invita a riflettere sul fenomeno delle baby gang: “E chi sono questi carnefici? 10 e 13 anni, scugnizzi del quartiere, ragazzi che hanno bisogno solo di un po’ di affetto e di una chance, che hanno bisogno di modelli positivi, di scuola, di spazi di aggregazione. Iniziamo noi a non chiamarli baby gang, magari poi non ci diventano”.
