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‘Ndrangheta, Forieri e Trovato cercavano l’appoggio delle cosche

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Mafia a Viterbo - Luigi Forieri

Mafia a Viterbo – Luigi Forieri

Mafia a Viterbo - Giuseppe Trovato

Mafia a Viterbo – Giuseppe Trovato

Viterbo – Un’estate calda, quella dell’anno scorso, per Giuseppe Trovato e Luigi Forieri, Peppino e Gigi, 43 e 51 anni, in trasferta in Calabria con le rispettive compagne nello stesso periodo, sotto ferragosto. Insieme hanno incontrato “persone potenti”.

E in base dalle intercettazioni dell’operazione Erostrato dei carabinieri e della Direzione distrettuale antimafia è emerso che, dei due, quello meglio inserito in certi ambienti non sarebbe l’imprenditore Trovato originario di Lamezia Terme, imparentato con la criminalità organizzata, trapiantato da una quindicina di anni a Viterbo, bensì il barista Forieri di via Genova originario di Caprarola.

Forieri, in particolare secondo gli inquirenti, sarebbe sceso al meridione non per godersi il sole e il mare, bensì per consegnare ingenti somme di denaro alla malavita organizzata da parte di un imprenditore attivo nel Viterbese (tal Stefano) e stringere rapporti più stretti con gli ambienti delle cosche. 

Peppino Trovato, titolare di tre compro oro, considerato ai vertici dell’organizzazione smantellata con i tredici arresti del 25 gennaio, solito fare spesso la spola tra il Lazio e la Calabria, sarebbe invece sceso diverse volte tra giugno e agosto. Per festeggiare l’assoluzione di un cugino il primo luglio e per chiedere la restituzione dei 100mila euro di spese legali da lui versati il 20 luglio, quando un cugino è stato invece condannato in via definitiva dalla cassazione a 9 anni per mafia. A ferragosto era di nuovo a Lamezia Terme, deciso a ottenere la restituzione della somma versata ai parenti, con le buone o con le cattive.

Peraltro, sarebbe stato piuttosto risentito in quanto, durante il pranzo per festeggiare l’assoluzione, il cugino avrebbe detto a Spartak Patozi che lui, “anche se a Viterbo detta legge”, poi avrebbe dovuto in qualche modo dare conto alla ‘ndrangheta di Lamezia. Replicando a Spartak, secondo cui Giuseppe Trovato aveva “persone pesanti” (amici importanti) anche a Reggio Calabria, che “quelli di Reggio” non potevano mettere becco nelle questioni relative alla ‘ndrangheta del Lametino. 


La trasferta calabrese di Forieri e Trovato

In Calabria, Luigi Forieri, in base alle carte dell’inchiesta. scende il 14 agosto 2018. A Lamezia Terme si incontra con Trovato, per l’appunto intenzionato a pretendere dai cugini la restituzione delle somme versate, con le buone o con le cattive.

Emergono così gli stretti rapporti tra il viterbese originario di Caprarola e la ‘ndrangheta. Forieri cerca di dissuadere Trovato a fare da solo, attivandosi per trovare l’appoggio di cosche della ‘ndrangheta.

Si scopre così che il barista viterbese “è soggetto che vanta solidi legami con diverse articolazioni della ‘ndrangheta”, sia del Reggino (in particolare a Scilla), sia a Pizzo Calabro, sia nel Crotonese. 

“Più precisamente – si legge nell’ordinanza del gip di Roma – Forieri rassicura Trovato, dicendogli di avere ricevuto l’appoggio del gruppo di Reggio Calabria, in particolare da tale ‘zì Toni’, e si dichiara certo di riuscire a recuperare subito almeno la somma di 50mila euro, perché il cugino non avrebbe potuto dirgli di no, ben conoscendo i suoi collegamenti con le famiglie della ‘ndrangheta di Reggio (‘tuo cugino sa la vita mia’)”. 


“Gigi è un figlio di puttana”

Il maggiore “peso criminale” di Forieri è anche oggetto di un dialogo, intercettato il 14 agosto scorso dagli inquirenti, tra Trovato e la compagna, anche lei arrestata e reclusa nel carcere femminile di Civitavecchia. E’ la stessa Fouzia “Sofia” Oufir a sottolineare che il cugino non potrà attaccarlo, né farsi superiore in quanto: “Gigi ha le spalle coperte, sa di cosa parla. Ha voluto farsi superiore con Patozi, ma con Gigi non lo può fare. Non può rispondergli in questa maniera, capito? Gigi è un figlio di puttana”. 

Le conversazioni captate nei giorni successivi confermano che Forieri può contare sull’appoggio di diverse famiglie della ‘ndrangheta.

Il 17 agosto si fa accompagnare da Giuseppe Trovato a Crotone, per incontrare un soggetto cui deve consegnare ingenti somme di denaro per conto di un imprenditore attivo nel Viterbese: “Ma lo sai perché so’ venuto giù Peppì? Oh, per portare giù que’, io dentro casa, ma lo sai quanti soldi c’avevo? Io, tutti quei soldi dentro casa”. 

Lo stesso giorno i due, con le rispettive compagne, si recano a Scilla, dove presso un ristorante, di proprietà di un soggetto di spicco di una cosca, incontrano “zì Toni”.


Forieri presenta a Trovato “il dottore”, Giuseppe Bonavota

Il 19 agosto la coppia Forieri-Trovato incontra, secondo gli inquirenti, Giuseppe Bonavota, detto “il dottore”, arrestato a Viterbo nel 2014 dopo una lunga latitanza. E’ uomo vicino a Michele Bonavota, cugino del capo della cosca Bonavota, fresco di una condanna a due anni e mezzo, il 16 marzo 2018, da parte del tribunale di Viterbo (Due anni e mezzo al “falsario della ‘ndrangheta” Giuseppe Bonavota). 

A organizzare l’incontro, estremamente soddisfacente, sarebbe stato ancora una volta Forieri. Giuseppe Trovato ottiene l’appoggio di Bonavota: “M’ha detto, lo puoi fare il nome mio”.

Gli incontri, in base alle intercettazioni, sono chiaramente finalizzati a ottenere la copertura delle cosche vicine al clan Giampà per cercare di recuperare il credito vantato da Trovato nei confronti dei cugini.


“Mi ha detto, Stefano, vai a conoscere questo di Crotone”

Forieri, secondo le carte dell’inchiesta, evidenzia ripetutamente che possono fare affidamento anche sull’appoggio di “persone potenti” del Crotonese, che sono in contatto con l’imprenditore, tale Stefano, per cui ha portato i soldi da Viterbo.

“Quello lì che m’ha dato tutta sta roba da portare giù a Manolo, sì che lo conosci, è quello che c’ha tutti li contatti co’ ste persone potenti. Se dopo ce serve, se me serve un favore dopo, me lo devi fare, perché qualsiasi cosa…” afferma. 

Il concetto viene ribadito quando il Forieri evidenzia a Trovato che, tramite il soggetto di Crotone, avranno la possibilità di entrare in contatto con una famiglia potente.

“So’ sceso. Ho da fare quello che ho da fare. Mi ha detto, Stefano, ‘vai a conoscere questa persona’, ‘questo di Crotone – ha detto – è fortissimo’. Allora tu devi pensare solo una cosa, solo che dobbiamo andare a Pizzo. Mi ha detto ‘vai lì, perché da quello vacci, ce serve perché quelli ce servono sempre’. Poi mi ha detto che la famiglia di questo qui, non mi ricordo come cazzo si chiama, è potente”.


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Gli indagati

1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;

2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;

3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;

4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;

6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;

9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;

10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;

11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;

12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;

13. ERASMI Emanuele, 53enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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