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Nomina erede il dottore, tre luminari per stabilire se il testamento fu genuino

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Il perito della Corte Maurizio Marasco

Il perito di parte civile Maurizio Marasco

L'avvocato di Liberati, Antonio Maria Carlevaro

Il difensore Antonio Maria Carlevaro

Viterbo – Sfilata di luminari al processo per circonvenzione di incapace in cui è imputato un medico condotto 66enne originario di Vejano, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro, nominato erede universale da una paziente ottantenne, che ha anche intestato alla figlia una polizza vita da 40mila euro. Parte civile la sorella 86enne della presunta vittima, assistita dall’avvocato Mauro Danielli.

Davanti al giudice Silvia Mattei i periti incaricati dalle parti di stabilire se l’anziana, morta il primo agosto 2013 a Belcolle, fosse lucida e consapevole quando, il 12 maggio 2012, ha scritto di suo pugno il testamento con cui ha nominato erede universale di tutti i suoi beni mobili e immobili il dottore di famiglia.

In aula tre pezzi da novanta della psichiatria italiana: per la procura, il professor Stefano Ferracuti; per la parte civile, il professor Maurizio Marasco; per la difesa, il professor Roberto Delle Chiaie. Sempre per la difesa, inoltre, era presente la dottoressa Elena Marchetti, grafologa di Civitavecchia, che ha esaminato la grafia della presunta vittima al momento della stesura del testamento. 

Per Ferracuti, l’ottantenne, sofferente di attacchi di panico e in cura dallo psichiatra viterbese Paolo Carbonetti dal 1995, era suggestionabile e in condizioni di influenzabilità ambientale.

Per Marasco era da anni in condizioni di demenza da Alzheimer, con aggravamento da almeno cinque anni, in base alla risonanza magnetica alla testa cui è stata sottoposta alla vigilia del decesso. Per cui un anno e mezzo prima, quando ha revocato il precedente testamento, non poteva essere lucida. Secondo il professionista, oltre che alle cure dello psichiatra Carbonetti, la donna avrebbe dovuto essere affidata anche a quelle di un neurologo. 

Per Delle Chiaie, infine, quello che conta è l’ultimo certificato utile emesso dal dottor Carbonetti il 29 aprile 2012, pochi giorni prima del testamento, in cui, dopo un periodo di depressione in seguito alla morte del marito nel dicembre 2011, l’anziana sarebbe tornata ad essere perfettamente lucida e consapevole, tanto da poter uscire da sola e non avere più bisogno la notte della badante.

Un’udienza molto tesa, in cui non sono mancati i botta e risposta tra gli avvocati della difesa e della parte civile, Carlevaro e Danielli, nonché gli spunti polemici tra i tre luminari, rimasti ciascuno sulla propria posizione.

A innescare definitivamente la miccia la deposizione, ancora per la difesa, della grafologa Elena Marchetti, le cui conclusioni “scientifiche” sono state messe in dubbio, oltre che dalla parte civile, anche dai professori Marasco e Ferracuti, aprendo un dibattito seguito con molta attenzione dal giudice Mattei. 

Per la dottoressa Marchetti, l’anziana era nel pieno delle sue capacità al momento della stesura del testamento, “senza alcun disordine spaziale, primo sintomo di disordine mentale”, scritto con “tratto tonico”, privo di “turbe paragrafiche”. Nessun deficit di attenzione, memoria, ragionamento e volontà secondo la grafologa, duramente contestata dall’avvocato Danielli, ai cui dubbi ha risposto: “Non posso escludere che il testo sia stato dettato, ma era capace di intendere e di volere”. Ha però dovuto ammettere di non avere confrontato la grafia del testamento né con un campione successivo, né con un campione precedente, prontamente consegnati al giudice dal legale della sorella della presunta vittima di circonvenzione. 

Il processo al medico condotto riprenderà il 3 maggio 2019. 

Silvana Cortignani


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