Viterbo – (sil.co.) – Operazione Erostrato, il parrucchiere Manuel Pecci si difende davanti al tribunale del riesame.
Si è aperta però con un colpo di scena della direzione distrettuale antimafia l’udienza al tribunale del riesame. L’accusa ha infatti prodotto ulteriori documenti proprio nel giorno dell’udienza fissata per discutere le prime tre istanze, presentate dai difensori di Manuel Pecci, Luigi Forieri e Gazmir Gurguri. Per gli altri l’appuntamento col riesame è stato fissato il giorno di San Valentino.
I pubblici ministeri Giovanni Musarò e Fabrizio Tucci hanno depositato a sorpresa ulteriori atti relativi alle posizioni delle tredici persone arrestate a vario titolo per associazione di stampo mafioso lo scorso 25 gennaio. Si tratterebbe, in particolare, di ulteriori atti di indagine – l’inchiesta non è ancora chiusa – svolti dopo l’esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare, tra cui annotazioni, sommarie informazioni testimoniali, commenti dei pm e intercettazioni.
Ai legali dei tre arrestati che ieri mattina, nel corso di un’unica udienza, hanno discusso le rispettive istanze di revoca o alleggerimento della misura di custodia cautelare è stata concessa mezzora di tempo per leggere le nuove carte prima di procedere. Al termine, i giudici si sono riservati. In caso di esito positivo per gli indagati, due in carcere e uno ai domiciliari, la decisione potrebbe arrivare già nelle prossime ore.
Davanti ai giudici della libertà di Roma, sono comparsi i primi che hanno depositato il ricorso subito dopo gli interrogatori di garanzia. Per gli altri, che hanno depositato l’istanza venerdì scorso, l’udienza è stata fissata giovedì prossimo, il 14 febbraio.
Fisicamente era presente soltanto il parrucchiere 29enne Manuel Pecci, titolare di un salone di bellezza in via Maria Santissima Liberatrice, uno dei due unici indagati agli arresti domiciliari. Al suo fianco i difensori Carlo Taormina e Fausto Barili.
“Pecci ha reso spontanee dichiarazioni e risposto alle domande poste dai magistrati – sottolinea l’avvocato Taormina – spiegando il contesto amicale in cui si sono svolti i fatti, tra persone che si conoscono e si frequentano fin dall’infanzia. C’è un’intercettazione del dicembre 2017, in particolare, che chiarisce bene come la vicenda relativa alla depilazioni si sia conclusa ricorrendo semplicemente a un dermatologo”.
Non c’era Luigi “Gigi” Forieri, il 51enne residente a Caprarola, titolare del bar di via Genova di Viterbo, cui nel tardo pomeriggio di martedì 5 febbraio la polizia i sigilli. L’imprenditore Forieri, recluso da due settimane a Mammagialla, è assistito dagli avvocati Riccardo Micci e Piergiorgio Manca del foro di Roma, che lo ha rappresentato in udienza.
Custodia cautelare in carcere anche per Gazmir “Gas” Gurguri, uno dei cinque albanesi presunti sodali dell’organizzazione criminale. L’uomo, un falegname 35enne, residente da anni a Canepina, accusato dell’attentato incendiario alla macchina dell’avvocato Roberto Alabiso, la notte tra il 26 e il 27 luglio 2017, è difeso dall’avvocato Franco Taurchini il quale, pur nel breve spazio di mezzora, avrebbe trovato spunti favorevoli al suo assistito nelle ulteriori carte dell’inchiesta.
“Due le cose utili – spiega Taurchini – ho fatto notare ai giudici come, dopo l’incendio della macchina di Alabiso, Gurguri si sia defilato e non abbia preso parte ad altre iniziative intimidatorie. Nei nuovi documenti, inoltre, viene attribuita ad altri e non a lui la pistola ritrovata nelle campagne”.
Gli indagati
1. TROVATO Giuseppe, detto “Peppino”, 43enne originario di Lamezia Terme, da anni trasferitosi a Viterbo, dove gestisce tre Compro oro, con un ruolo di vertice nell’associazione smantellata;
2. REBESHI Ismail, detto “Ermal”, cittadino albanese di 36 anni, domiciliato a Viterbo, dove gestisce una rivendita di autovetture ed un locale notturno, anche questo con ruolo di vertice nel sodalizio;
3. PATOZI Spartak, detto “Ricmond”, cittadino albanese di 31 anni, residente a Vitorchiano, operaio, partecipe dell’associazione;
4. DERVISHI Sokol, detto “Codino”, cittadino albanese di 33 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
5. GURGURI Gazmir, detto “Gas”, cittadino albanese di 35 anni, residente a Canepina, operaio, partecipe dell’associazione;
6. LAEZZA Gabriele, detto “Gamberone”, 31enne, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
7. OUFIR Fouzia, detta “Sofia”, cittadina marocchina di 34 anni, residente a Viterbo, compagna e dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
8. GUADAGNO Martina, 31enne residente a Viterbo, dipendente di Trovato, partecipe dell’associazione;
9. FORIERI Luigi, detto “Gigi”, 51enne residente a Caprarola, titolare di un bar, partecipe dell’associazione;
10. PATOZI Shkelzen, detto “Zen”, cittadino albanese di 34 anni, residente a Viterbo, operaio, partecipe dell’associazione;
11. PAVEL Ionel, cittadino romeno di 35 anni, concorrente in alcuni delitti-fine;
12. PECCI Manuel, 29enne residente a Viterbo, titolare di un centro estetico, concorrente in un delitto-fine;
13. ERASMI Emanuele, 50enne residente a Viterbo, artigiano, concorrente in un delitto-fine.
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Multimedia: Fotocronaca: Mafia a Viterbo – I tredici arrestati – Operazione Erostrato, gli arrestati – Scacco alla Mafia nel Viterbese – Video: Prestipino e Palma spiegano come agiva l’organizzazione mafiosa – 13 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso – Scacco alla Mafia nel Viterbese



