Viterbo – Medico di guardia rifiuta visita domiciliare, assolto con formula piena dopo cinque anni.
Pur azzeccando la diagnosi al telefono, il dottore è finito sotto processo per omissione d’atti d’ufficio, non essendosi recato sul posto a visitare la paziente, avendo invece consigliato di chiamare subito l’ambulanza e farla portare immediatamente in ospedale per fare prima.
E’ successo a un dottore in servizio presso la guardia medica di Ronciglione che il 5 gennaio 2014, rispondendo a una chiamata giunta da un’addetta di una casa di riposo di Bassano Romano, saputo che un’anziana ospite, di 91 anni, accusava forti dolori dopo una caduta ha risposto: “In base ai sintomi e all’età, ritengo abbia riportato una microfrattura al femore, per cui chiamate l’ambulanza e portatela in ospedale”.
L’anziana fu portata dalla figlia al pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove però non si accorsero della frattura al femore e la novantenne fu dimessa con degli antidolorifici e una prognosi di sette giorni per una sciatalgia.
Da qui la decisione della figlia di sporgere denuncia ai carabinieri e il rinvio a giudizio del medico di guardia per omissione d’atti d’ufficio.
Al processo però è emersa un’altra verità. “Mia madre continuava a stare male e a sentire dolore, allora è stata visitata da un ortopedico presso la casa di riposo secondo il quale c’era una frattura. Il 17 gennaio l’abbiamo portata all’ospedale di Bracciano, dove l’hanno effettivamente operata per una frattura al femore, poi ha fatto riabilitazione a Villa Immacolata”, ha spiegato la figlia della presunta vittima, che non si è costituita parte civile.
“Il mio compito era occuparmi delle urgenze non differibili, se necessario anche con visite domicilio – ha spiegato l’imputato, interrogato in aula prima della sentenza – qui sarebbe stata solo un’ulteriore perdita di tempo, si sarebbero solo allungati i tempi. Considerato il mio viaggio da Ronciglione a Bassano Romano e i successivi tempi di arrivo dell’ambulanza, sarebbe passata almeno un’altra ora”.
“Il mio assistito – ha detto il difensore – ha solo fatto il suo dovere. In base ai sintomi ha fatto per telefono una diagnosi che si è rivelata corretta, ovvero la frattura del femore per la quale non sarebbe potuto intervenire in alcun modo con una visita domiciliare, se non chiamando un’ambulanza”.
Il medico è stato assolto con formula piena dal tribunale di Viterbo.
Silvana Cortignani
