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“Signor sindaco non minimizzi il fenomeno mafioso…”

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Chiara Frontini

Chiara Frontini

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Signor sindaco, nel corso dell’ultimo consiglio comunale il nostro gruppo, unitamente ad altri gruppi d’opposizione, ha tentato a lungo di sollecitare un suo intervento sui recenti fatti di mafia che interessano la città.

Dopo un percorso che per brevità e per evitare polemiche definiremmo “non lineare”, abbiamo finalmente ascoltato quello che ci premeva fosse detto: in consiglio lei ha dichiarato senza mezzi termini che non c’era niente da chiarire, che la città poteva stare tranquilla nella certezza che il sindaco non aveva nulla a che fare con i recenti fatti, che le parole delle intercettazioni telefoniche erano solo chiacchiere senza alcun fondamento.

Erano esattamente le parole che il nostro gruppo consiliare e, crediamo, l’intera città si aspettavano di ascoltare da lei.

Disgraziatamente, abbiamo anche ascoltato qualcosa che davvero non ci aspettavamo di sentir dire da un rappresentante delle istituzioni e da un primo cittadino: lei ha dichiarato, citando le parole pronunciate a fine anno dal signor procuratore, che “a Viterbo non esistono organizzazioni mafiose (…) non ci sono famiglie mafiose, ma solo piccoli delinquentelli che si fanno grandi adoperando metodi mafiosi”.

Vede, signor sindaco, il nostro gruppo consiliare lo scorso giovedì ha mantenuto la parola data, evitando di polemizzare e di rallentare l’iter dell’approvazione del Piano del commercio, ma di fronte ad affermazioni come queste crediamo che non si possa tacere.

Non si può tacere perché dichiarazioni del genere sono state il triste ritornello della nostra recente storia, quando negli anni ’60 e ’70 i politici democristiani in Sicilia irridevano con affermazioni simili chi denunciava l’intreccio di potere tra Cosa Nostra, i sindaci, gli assessori, i parlamentari, i ministri.

Non si può tacere perché è il medesimo concetto che espresse il sindaco di Agrigento, quando disse che nella sua terra non esisteva la mafia ma semmai il disagio sociale e la microcriminalità.

Non si può tacere perché sono le stesse parole dette dal prefetto di Parma di fronte all’inchiesta che ha portato alla luce gli interessi del clan dei Casalesi su quella città.

Non si può tacere perché la delegittimazione del fenomeno mafioso, nel corso della nostra storia, è sempre stato uno strumento molto potente e molto gradito alle cosche, e ha portato con sé degli effetti rovinosi.

Noi siamo convinti, signor sindaco, che la sua dichiarazione sia stata fatta a cuor leggero e con l’unico obiettivo di rassicurare la cittadinanza.

Ciononostante, riteniamo fondamentale che, nel corso del prossimo consiglio comunale, lei pronunci parole di tono ben diverso: che non minimizzi il fenomeno mafioso, che ne riconosca l’esistenza nella nostra città, che dica chiaramente che questo fenomeno, come alcune coraggiose inchieste hanno provato da tempo a raccontarci, non esiste da oggi ed è anzi radicato nel territorio, che è necessario prenderne coscienza come cittadini e come amministratori e combatterlo quotidianamente impegnando città e amministrazione in iniziative che aiutino ogni singolo viterbese a sentirsi parte, per dirla con Paolo Borsellino, di “un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.”

Gruppo consiliare Movimento Civico Viterbo Venti Venti


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