Viterbo – Accecato dalla gelosia sarebbe arrivato a minacciare l’ex moglie di sfregiarla con l’acido. Per questo è finito sotto processo per stalking un operaio viterbese, dipendente di una ditta del Poggino, il cui titolare ha spiegato ieri mattina in aula, davanti al giudice Silvia Mattei, come la gelosia non fosse forse del tutto immotivata.
Il testimone, interrogato da accusa e difesa, ha fatto riferimento a un preciso episodio, che sarebbe avvenuto, di buonora, la mattina del 6 ottobre 2017.
“Avevamo un appuntamento di lavoro e ci siamo fermati davanti al solito bar sulla Cassia Nord dove andiamo sempre per prendere un caffè. Fuori c’era anche la ex e lui si è avvicinato, mostrandole il telefono. Avranno parlato al massimo cinque minuti, poi è tornato e mi ha fatto vedere una foto sul cellulare in cui c’era la moglie che si baciava con un altro. Ma non l’ha aggredita, altrimenti sarei intervenuto, hanno solo parlato. Poi siamo andati via, senza prendere nemmeno il caffè”, ha detto sotto giuramento il datore di lavoro, sottolineando anche come il suo operaio scansasse i luoghi dove poteva incontrare la ex. “Una volta, per via dei problemi che aveva con la donna, si è perfino rifiutato di andare a prendere dei materiali in magazzino, solo perché davanti c’è la casa della suocera”, ha spiegato il testimone.
Tutto è partito da una querela presentata ai carabinieri da una donna che da maggio 2017 a oggi verrebbe continuamente perseguita, minacciata e offesa dal suo ex marito. I due, sposati dal 2011 al 2017, hanno un figlio e a carico dell’uomo sarebbe in corso anche un altro processo per episodi precedenti il maggio 2017.
– Perseguita l’ex moglie e minaccia di sfregiarla con l’acido
La ricostruzione della presunta vittima, sentita a inizio febbraio, è stata un riepilogo di vari episodi contrassegnati da atti persecutori. In particolare l’uomo si sarebbe più volte fatto trovare nei pressi del bar vicino al luogo di lavoro della ex. In quel bar la donna qualche volte avrebbe preso un caffè con due colleghi, ma sempre osservata e spiata dal marito che si faceva trovare o all’interno del locale o nei pressi a bordo della sua automobile.
Nell’ottobre 2017 l’imputato avrebbe scattato anche delle foto alle targhe dei colleghi che prendevano il caffè in compagnia dell’ex moglie. Quegli scatti, per la difesa, avrebbero immortalato anche qualche gesto affettuoso della donna verso un suo collega; affettuosità, negata dall’imputata, che avrebbe fatto infuriare l’ex marito che l’avrebbe poi raggiunta al bar apostrofandola come “una poco di buono” e strattonandola per una spalla.
Ma oltre a i pedinamenti ci sarebbero state anche le minacce. “Guarda ho una pistola e posso ammazzare sia te che i tuoi genitori, dovete stare attenti a come finite” e ancora “Io so menarti in un modo che nessuno vede e quindi non potrai fare la denuncia”. Queste alcune delle frasi che la vittima, stando alla sua testimonianza, si sarebbe sentita rivolgere dall’ex marito.
L’uomo si sarebbe lasciato andare a degli eccessi d’ira anche in presenza dei carabinieri. Almeno due gli episodi in strada in cui l’ex marito geloso apostrofava la donna come una poco di buono e l’accusava di tradirlo.
La difesa ha chiesto al testimone se la presunta vittima avesse una frequentazione con un collega. La risposta fornita non è però stata chiara in quanto per il teste la donna frequentava un collega, non sapendo però riferire se in termini di amico o altro.
Il processo riprenderà il 3 maggio.
