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“A essere picchiati siamo stati noi…”

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Viterbo - Posto di controllo in località Riello

Viterbo – Posto di controllo in località Riello

Viterbo – “Io e il mio amico picchiati dai carabinieri”. Lo ha detto al giudice del tribunale di Viterbo il 19enne di Montefiascone arrestato venerdì per violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Il racconto che ha reso in aula è totalmente differente dalle prime ricostruzioni.

Secondo gli inquirenti, nel tardo pomeriggio di venerdì, durante un servizio antidroga in località Riello, nei pressi della fermata degli autobus di Viterbo, il 19enne e un amico di 16 anni, per eludere i controlli, si sarebbero dati alla fuga per poi scagliarsi contro i carabinieri che li hanno fermati dopo un breve inseguimento. I militari, spintonati dai due ragazzi, sarebbero piombati a terra e, finiti all’ospedale di Belcolle, hanno avuto entrambi una prognosi di cinque giorni. Da qui la denuncia per violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale nei confronti del 19enne e del 16enne. Il primo, maggiorenne, è stato arrestato e ha passato la notte ai domiciliari. Il secondo invece, minorenne, è stato denunciato a piede libero e della sua posizione se ne occuperanno la procura e il tribunale per i minori di Roma. Nella disponibilità del 16enne i carabinieri avrebbero trovato anche un bilancino di precisione, ma nessun tipo di sostanza stupefacente.

Per il 19enne ieri mattina si è tenuta l’udienza davanti al tribunale di Viterbo. Nonostante la procura abbia chiesto la convalida dell’arresto, il giudice Elisabetta Masini non lo ha convalidato e ha rimesso il giovane in libertà. Ha inoltre restituito gli atti alla pm Paola Conti.

“Il giudice ha accolto la tesi della difesa – dice il legale del 19enne, l’avvocato Giuseppe Picchiarelli -. Stando al racconto fatto in aula da uno dei due carabinieri, il mio assistito li avrebbe aggrediti mentre con la mano destra teneva il cellulare per filmare la situazione. Con la sinistra li avrebbe invece spinti e strattonati, facendoli cadere e provocandogli delle lesioni. Il motivo? Secondo i carabinieri, impedire di essere perquisito. Perquisizione che poi è avvenuta e ha avuto esito negativo. Dunque, che interesse avrebbe avuto il mio assistito nell’evitare una perquisizione che per lui avrebbe avuto esito negativo? Nessuno. Inoltre, è improbabile che un ragazzo di un metro e 50, con una sola mano, sia riuscito a provocare delle lesioni a due carabinieri, di cui uno alto un metro e 90”.

Sul perché il 19enne si trovasse alla fermata degli autobus del Riello e sul motivo della fuga l’avvocato Picchiarelli dice: “Il mio assistito sostiene di essere stato alla fermata degli autobus del Riello con la fidanzata e un gruppo di amici, tra cui il 16enne. Alla vista dei carabinieri non è scappato, ma gli si è addirittura avvicinato per filmare la loro azione. Stavano picchiando l’amico minorenne, secondo il mio assistito, che sarebbe potuto tranquillamente fuggire mentre i carabinieri inseguivano il 16enne. Ma non l’ha fatto, perché non aveva nulla da nascondere”.

L’avvocato Picchiarelli parla anche del racconto che il 19enne ha fatto al giudice. “Il mio assistito ha detto di essere stato picchiato anche lui dai carabinieri e di essere andato, nella notte tra venerdì e sabato, al pronto soccorso per contusioni, escoriazioni e lesioni che ha su tutto il corpo. Oltre a dolori a collo, gamba e mano. Ha avuto una prognosi di quattro giorni, ma per il momento non ha sporto denuncia”.


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