Viterbo – (sil.co) – Due condanne e due assoluzioni. Sei anni di reclusione e 10mila euro di multa per Angelo Valleriani, quattro anni e 6mila euro di multa per Giampaolo Bannetta. Proscioglimento per Vincenzo Falcone e Amanzio Bellacanzone, nel frattempo deceduto.
Sono le richieste del pm Michele Adragna al termine dell’udienza fiume di ieri del processo iniziato cinque anni fa al direttore di banca e a tre presunti complici accusati di usura, minacce e tentata estorsione in concorso.
Oltre quattro ore solo per la discussione, mentre per repliche e sentenza si torna in aula il prossimo 25 giugno.
Presunte vittime, secondo l’accusa, diversi imprenditori in crisi intercettati da Angelo Valleriani, all’epoca funzionario del Banco di Roma, arrestato nel 20o8 nell’ambito dell’operazione Due Ruote.
Due ruote, come gli scooter venduti presso una concessionaria di Montefiascone il cui titolare, all’epoca 24enne, nel 2007 fece scattare le indagini con la sua denuncia per fatti relativi a tre anni prima.
L’uomo, che si è costituito parte civile, nel frattempo ha avuto accesso al fondo antiusura.
Accusato di prestiti a un tasso fino al 400% annuo, Valleriani avrebbe intercettato imprenditori in difficoltà in quanto all’ufficio recupero crediti. A Vincenzo Falcone, secondo la procura, sarebbero stati intestati i conti. Amanzio Bellacanzone e Giampaolo Bannetta, invece, sarebbero stati incaricati di “lavare” i soldi.
Il titolare della concessionaria falisca, tra il 2004 e il 2005, avrebbe ricevuto prestiti per circa 400mila euro e ne avrebbe restituiti oltre 600mila. In seguito alla denuncia, nel garage di Valleriani, nascosti sotto un sacco di cemento, sono stati rinvenuti dai carabinieri assegni della presunta vittima.
In un caso, l’imprenditore, per evitare che venisse posto all’incasso un assegno da 42mila euro, ne avrebbe denunciato lo smarrimento. Al che i suoi aguzzini, per convincerlo a ritrattare, gli avrebbero presentato una fattura falsa per l’acquisto di 50 televisori, minacciandolo di guai. Si sarebbe convinto a denunciare quando, sull’orlo del fallimento, avrebbero tentato di portargli via l’azienda
Il sedicente usurato sarebbe un truffatore seriale, secondo i difensori Marco Russo e Giuliano Migliorati, che assistono Valleriani. “Non è attendibile, a suo carico ci sono 20-25 procedimenti per truffa e appropriazione indebita”, hanno detto al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, sottolineando le tante lacune e i pochi riscontri emersi, secondo loro, durante il processo, nel corso della testimonianza sua e delle altre presunte vittime.
“Il peccato originale di questo processo è che si è ammantato di credibilità il narrato di personaggi che non meritavano”, ha detto Russo, definendo “inquietante” la personalità dell’imprenditore di Montefiascone. “Il problema è che la prova dell’usura non è né nelle perizie, né nei documenti, ma nelle dichiarazioni rilasciate a proprio uso e consumo dalle persone offese, che abbiamo dimostrato essere mendaci”, ha proseguito il legale.
“Negli anni tra il 2004 e il 2007, in cui Valleriani viene dipinto come il demonio, la parte civile ha ottenuto prestiti dalle banche per oltre 200mila euro, lui dice per pagare l’ex funzionario. Ma stona come, contemporaneamente, riuscisse a gestire bene la sua attività e la sua posizione bancaria, senza nemmeno un protesto”, ha fatto notare Migliorati.
Per l’avvocato di parte civile dell’imprenditore, Orietta Celeste, che chiede un risarcimento di 300mila euro: “Valleriani si faceva promettere e dare interessi usurai da un imprenditore in stato di bisogno che, nonostante avesse all’epoca solo 24 anni, ha trovato il coraggio di denunciare quando ha capito che l’obiettivo era portargli via l’azienda. Lui ha forse fatto il passo più lungo della gamba, ma si fidava di quel funzionario di banca. Lo ha denunciato dopo tre anni, a aprile 2007, quando sono arrivati a minacciare sua madre nella concessionaria, per cui si è confidato coi familiari”.

