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Furbetti del cartellino, in undici davanti al gup

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Tiziana Riscaldati

Tiziana Riscaldati

L'avvocato Manlio Morcella

L’avvocato Manlio Morcella

Viterbo – (sil.co.) – Furbetti del cartellino, in undici davanti al gup tra i quali  la dottoressa Tiziana Risacaldati, l’ex dirigente del servizio di medicina trasfusionale di Belcolle. Pronta a costituirsi parte civile per i danni la Asl.

Ma l’udienza non decolla. Dopo tre rinvii consecutivi, per vari motivi, ieri si è registrato un nuovo stop, stavolta a causa del legittimo impedimento per motivi di salute di uno dei difensori.

Il giudice per le udienze preliminari Rita Cialoni non ha quindi potuto fare altro che accogliere l’istanza di rinvio, fissando l’ennesima udienza al prossimo 28 maggio.

In quella data, se non ci saranno altri imprevisti, saranno presentate anche le due richieste di patteggiamento da parte della caposala 49enne Stefania Gemini e del 65enne Renato Mastrocola, sospeso per sei mesi in seguito all’indagine.

Era la fine di gennaio di due anni fa, del 2017, quando venne resa nota la maxinchiesta del pubblico ministero Paola Conti, sfociata in 23 indagati presso il reparto di medicina trasfusionale di Belcolle, undici dei quali davanti al giudice Rita Cialoni, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio.

Le principali irregolarità avrebbero riguardato le timbrature dei cartellini. Dodici tra medici e infermieri avrebbero gonfiato i propri stipendi, per un importo complessivo di un milione e 300mila euro nell’arco di cinque anni, secondo l’accusa.

Tra loro la dirigente Tiziana Riscaldati, 61 anni, difesa dall’avvocato Manlio Morcella del foro di Terni, sospesa dal lavoro il 27 gennaio 2017 e licenziata senza preavviso il successivo 31 marzo, che in poco più di un mese non si sarebbe presentata sul posto di lavoro per decine e decine di ore. Seppur non tenuta all’orario di lavoro perché dirigente, avrebbe utilizzato il badge “per attestare la presenza sul posto di lavoro per ottenere un vantaggio economico in maniera fraudolenta”. 

Sanzioni disciplinari pesanti anche per le dottoresse Laura Taschini e Maria Rita Guitarrini, per le quali l’azienda sanitaria dispose nell’arco di qualche settimana la risoluzione dei contratti che erano stati loro prorogati nel tempo.

Ha chiesto di uscire di scena patteggiando una condanna con lo sconto di un terzo della pena l’infermiera Stefania Gemini, che era l’addetta alla predisposizione della liquidazione dell’unità operativa, sospesa cautelarmente dal servizio con l’accusa di truffa e falso, e poi licenziata. 


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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