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Furbetti del ticket nel reparto di medicina protetta riservato ai detenuti

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Giulio Starnini - Unità operativa Medicina protetta

Giulio Starnini – Unità operativa di medicina protetta a Belcolle

Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – Dai furbetti del cartellino ai furbetti del ticket.

C’è un legame tra le due inchieste di procura e fiamme gialle che, partendo dall’assenteismo, hanno portato alla luce un giro di analisi gratis per parenti e amici nel reparto dove transitano i detenuti, quello di medicina protetta dell’ospedale di Belcolle.

Senza pagare il ticket, evitando code e saltando l’ordinaria procedura di prenotazione.

Per questo sono state denunciate per truffa e falso in concorso due persone, il dirigente Giulio Starnini e un addetto del reparto, il vertice dell’unità operativa, dal 2006 fiore all’occhiello a livello regionale dell’assistenza sanitaria ai detenuti. Dal 13 marzo di tredici anni fa, quando medicina protetta fu inaugurata, il responsabile sanitario è il dottor Starnini, un infettivologo. 

Sono 315 i casi scoperti e 170 le persone che ne avrebbero usufruito illecitamente, tra cui personale medico e dipendenti pubblici. “Un fenomeno circoscritto, ma intollerabile”, ha fatto subito sapere in una nota la Asl di Viterbo, sottolineando come sia un numero piccolo 315 su un totale di 12mila analisi effettuate, ma dicendosi pronta a difendersi in sede legale. Se non per il danno economico, per il danno all’immagine dell’intera azienda. 

L’unità operativa di medicina protetta di Belcolle può ospitare sia detenuti di Mammagialla che di altre carceri italiane, in sinergia con l’unità di medicina protetta del Sandro Pertini di Roma. Furono oltre 400 i ricoveri nei primi quattro mesi. La Asl di Viterbo ha invece preso in carico il servizio di medicina penitenziaria, transitato dal ministero della giustizia a quello della salute, dall’ottobre 2008.

Il sistema scoperto dalle fiamme gialle, in collaborazione con la direzione generale della Asl, ha fatto emergere come numerose analisi richieste dall’unità operativa di medicina protetta non avessero i presupposti per accedere alla corsia preferenziale, in quanto non sarebbero state relative a pazienti ricoverati. 

Le indagini condotte dalla guardia di finanza del colonnello Giosué Colella e coordinate per la procura dalla pm Paola Conti, hanno preso spunto dalla maxinchiesta sui “furbetti del cartellino” del servizio immunologico dell’ospedale, sfociata in 23 indagati nel gennaio 2017.

Nei primi dieci anni di attività, tra marzo 2006 e marzo 2016, la medicina protetta di Belcolle ha effettuato 1993 ricoveri, di cui 1593 internistici (80%) e 400 chirurgici (20%). 

In azione gli uomini del nucleo di polizia economico finanziaria, che hanno effettuato il monitoraggio di oltre 3mila nominativi presenti negli archivi della Asl, verificando uno ad uno i presupposti di circa 12mila esami eseguiti dal laboratorio di analisi dell’ospedale.  

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, le 170 persone segnalate, tra cui medici, infermieri e dipendenti pubblici, avrebbero effettuato analisi del sangue e di laboratorio per se stessi, ma anche a favore di conoscenti, amici e parenti, anche per analisi di routine e del valore di pochi euro. E’ emerso così che, nella sola unità operativa di medicina protetta, 170 persone avrebbero usufruito abusivamente di 315 prestazioni sanitarie a carico dell’ospedale.

Silvana Cortignani


Articoli: Asl: “Fenomeno inaccettabile e intollerabile, siamo pronti ad azioni legali”– Analisi gratis per parenti e amici a Belcolle, due denunce


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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