Viterbo – “Dopo gli anni Ottanta c’è stato il declino, non abbiamo più prodotto classi dirigenti politiche selezionate”. Il giornalista Ernesto Galli Della Loggia traccia la sua impressione sul periodo storico che l’Italia sta vivendo. L’occasione è la presentazione del suo libro “Speranze d’Italia”, primo incontro dell’anno organizzato dalla biblioteca consorziale di Viterbo in collaborazione con la Casa della Culura.
A moderare l’incontro Maurizio Ridolfi, docente di storia contemporanea all’università della Tuscia. A fare gli onori di casa Daniel Catte, presidente della Casa della Cultura di Viterbo.
La presentazione di “Speranze d’Italia” è stato il pretesto per ripercorrere la storia d’Italia, partendo dall’analisi del risorgimento per poi tracciare l’eredità lasciata fino a oggi.
“Negli ultimi 30 anni la politica ha perso l’ancoraggio che le culture del novecento avevano con il popolo. Prima il popolo aveva una morale e voleva essere rappresentato – ha aggiunto lo storico Ernesto Galli Della Loggia –. Oggi quel popolo non esiste più, nel senso che non esistono più valori comuni per cui si vuole essere rappresentati. Questo processo si vede soprattutto negli spostamenti dei consensi elettorali”.
Un momento storico che il giornalista non ha esitato a definire come “una parabola negativa” la cui spiegazione è anche nella mancata formazione politica della classe dirigente.
“L’italia moderna in un certo senso inizia con il fascismo – ha detto il giornalista -. Il fascismo ha pensato a delle misure per il popolo, anche se in modo paternalistico. Dopo il 1945 i gruppi politici che hanno preso il potere sono stati tutti segnati dalla lotta politica, ma questa classe politica ha potuto governare, per ragioni anagrafiche, fino agli anni ottanta. Da quel momento in poi c’è stato il declino, non abbiamo più prodotto culture politiche e classi dirigenti politiche selezionate”.
Un declino che per Ernesto Galli della Loggia non vedrà un cambiamento di rotta immediato. “Questo momento che stiamo vivendo credo che non sia contingente. Questa fase negativa non passerà di certo con la realizzazione della Tav o con la ripresa economica. Ci sono ragioni più profonde – ha aggiunto – . Io credo che dopo uno strepitoso novecento, comunque passato attraverso momenti difficili, si sia interrotto l’itinerario di successo. Questo perché c’è stato uno snodo negli anni ottanta dove abbiamo fatto delle cose in modo sbagliato e altre non le abbiamo proprio affrontate”.
Tra le riforma negative avviate negli anni ottanta il giornalista ha ricordato: “La riforma del sistema scolastico è stata rovinosa, e poi è andata peggiorando fino ai giorni nostri. Altro errore è stato l’avvio del processo di decentramento con la sempre più maggiore autonomia regionale”.
Un’autonomia regionale che per lo storico non rappresenta realmente l’Italia: “Non c’è una tradizione regionale italiana, salvo qualche eccezione come la Lombardia. Le modifiche della costituzione sui rapporti stato-regione hanno peggiorato le cose. Il fatto è che non è colpa delle regioni in sé, ma delle classi dirigenti che le rappresentano. Tutto ciò che è locale è peggio di quello che è nazionale. Il locale in un certo senso è più controllabile. Questa situazione deriva sempre dal risorgimento. Il risorgimento ha schiacciato la parte antica e gloriosa italiana rappresentata dal quadrilatero delle realtà comunali: Firenze, Urbino, Venezia e Milano”.
Per Ernesto Galli Della Loggia parte della “parabola negativa” di questo momento storico è da imputare anche a una mancata modifica della costituzione.
“Andava cambiata la seconda parte della costituzione. In questo modo si poteva modificare il sistema politico e dotarci di un governo più efficiente. Non è possibile che oggi un governo appena formato sia già in procinto di sciogliersi – ha aggiunto il giornalista -. Il fatto che il governo dipenda dalla volontà parlamentare e non dalla volontà popolare è un grande handicap.
“Un governo ha bisogno anche di tempo per fare cambiamenti”, ha concluso Ernesto Galli Della Loggia.
Maurizia Marcoaldi



