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“La città è come un cantante lirico che non studia, il talento non basta”

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Viterbo - Alfonso Antoniozzi

Viterbo – Alfonso Antoniozzi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Non importa se europea, italiana o regionale, puntuale come la morte e le tasse è arrivata l’ennesima bocciatura per Viterbo quando si candida a capitale della cultura.

Stracciata da Matera per l’Europa, da Palermo per l’Italia e da San Felice Circeo per il Lazio, la nostra città assomiglia sempre più, per usare una metafora che proviene dal mio mestiere, a un cantante lirico scarso che a 38 anni suonati ancora va in giro per teatri a fare audizioni ricevendo ogni volta un “le faremo sapere” (risposta che si traduce con “grazie, no”) e che, ogni volta che torna a casa, racconta che il destino è cinico e baro, che il sistema è corrotto, che non aveva abbastanza conoscenze, che senza raccomandazioni non si va da nessuna parte, insomma qualsiasi cosa pur di non ammettere la semplice verità, ossia che non è all’altezza del ruolo per cui sta facendo audizione.

Ora, intendiamoci: Viterbo, col suo carico di storia e di bellezze architettoniche e naturali, sarebbe teoricamente all’altezza e le potenzialità le avrebbe tutte ma, sempre per continuare con la stessa metafora, è come un cantante lirico che non studia e basa tutto sul suo talento naturale, talento che col passare degli anni e senza essere mai sorretto da una metodologia di studio precisa se ne va tranquillamente alle ortiche mostrando solo l’ombra di quello che avrebbe potuto essere se solo avesse avuto l’intelligenza di lavorarci seriamente sopra.

Le amministrazioni che si sono succedute, nessuna esclusa, hanno sempre trascurato il potenziale culturale della città e, malgrado tutte si siano riempite la bocca con parole come “promozione”, “sviluppo”, “volano turistico”, nei fatti non sono state capaci di buttare giù un progetto culturale coerente che portasse la città verso una reale evoluzione delle sue potenzialità.

E come potevano fare diversamente? Abituate come sono a guardare ad interessi particolari, sono sostanzialmente incapaci di avere un pensiero globale che porti verso un progetto credibile.

Da più parti sento obiettare che in realtà il progetto in sé, per diventare capitale della cultura, serve in realtà a poco: quello che serve sono le aderenze politiche a Roma onde poter fare lobby ed uscire vincenti.

Premesso che a me pare una scusa (vedi sopra), se davvero fosse così allora ci sarebbe da mettersi definitivamente le mani nei capelli, perché dovrei concludere che le nostre rappresentanze romane riescono ad essere incisive unicamente quando c’è da paralizzare l’amministrazione della città per assicurare l’equilibrio delle poltrone in giunta, ma se c’è da muoversi un minimo per fare lobby magari ci provano anche, ma alla prova dei fatti contano quanto il due di denari a briscola quando regna spade, visto che siamo stati ogni volta gentilmente invitati a tornarcene a casa a studiare.

La verità, secondo me, sta invece proprio nella sostanziale incapacità di darsi un obiettivo a lungo termine, incapacità che nella presente amministrazione, come la fuffa di cui è disseminato ogni atto programmatico che questa giunta esprime e conferma, raggiunge delle vette di approssimazione davvero ineguagliabili.

A nulla serve ribadirlo ogni volta nelle sedute di consiglio comunale, dove ci si scontra con un muro di gomma. Consola invece sapere che quando questa fuffa viene valutata da una commissione esterna, viene riconosciuta per la fuffa che è.

Ma temo che chi ci amministra, come il cantante lirico della metafora, invece che far tesoro della bocciatura preferisca prendersela col destino cinico e baro, il che gli consente di salvare la faccia e continuare indisturbato ad occuparsi di interessi particolari e a stupirsi indignato quando, al prossimo tentativo, riceverà l’ennesima porta in faccia.

Sul piatto, resta il problema di una città senza un vero progetto culturale e turistico, insieme alle vergognose conseguenze di questo modo di amministrare una città che gridano vendetta, ogni giorno e da tempo, agli occhi di qualsiasi viterbese e di qualsiasi turista dotati di un minimo di discernimento.

Alfonso Antoniozzi
Consigliere comunale gruppo Viterbo 2020


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