Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Si sollecitano giustamente le donne a denunciare le violenze e i maltrattamenti, ma si dimentica troppo spesso che la donna, quando presenta la denuncia, ha l’esigenza di essere protetta tempestivamente, per sottrarla alla persona maltrattante.
A questo si provvede normalmente attraverso le case per l’ospitalità delle donne meglio conosciute come case rifugio dove la donna può trovare, non solo la protezione, ma anche l’opportunità di superare la situazione di solitudine e ricevere tutti i sostegni materiali e psicologici di cui necessita soprattutto nella fase iniziale del suo percorso verso l’autonomia.
E’ utile inoltre ricordare che nonostante la legge preveda la possibilità di allontanare il familiare violento, nelle situazioni particolarmente pericolose ciò non è sempre possibile e la decisione è rimessa alle competenti autorità di pubblica sicurezza.
E’ soprattutto in tali casi che è quindi utile prevedere la temporanea uscita da casa della donna che potrà cosi utilizzare questa fase anche per “prendersi cura di sé” e per espletare al meglio l’avvio delle pratiche legali e di quant’altro utile alla specificità del caso.
Oggi a Viterbo non esiste nessuna casa rifugio, con la conseguenza pratica, che la donna, che decide di dire basta e mettere fine alle violenze subite, spesso per la paura di ritorsioni non presenta alcuna denuncia.
C’è da augurarsi che su questa grave criticità le istituzioni locali dicano una parola chiara e definitiva avendo ben presente che le case rifugio sono nate anche e soprattutto per facilitare l’accesso delle donne maltrattate, ai sistemi di tutela giuridica, per sé stesse e per i propri figli minori.
Lega consumatori Viterbo
