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Mamma falciata all’uscita dal lavoro, due periti a confronto per stabilire l’andatura di Miriam

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Miriam Napodano

Miriam Napodano

Civita Castellana – Mamma falciata all’uscita dal lavoro, due periti a confronto per stabilire l’andatura di Miriam Napodano mentre attraversava la Flaminia. Lo ha deciso al termine dell’udienza di ieri il giudice Silvia Mattei che, a fronte delle diverse conclusioni dei consulenti della procura e della difesa, ha stabilito di ascoltarli di nuovo entrambi, in contraddittorio, fissando un’udienza ad hoc per il prossimo 17 maggio.

E’ l’ultimo scrupolo prima della discussione e della sentenza che a distanza di sei anni dovrà stabilire se sia da condannare o meno l’automobilista di Sutri che la sera del 22 maggio 2013 investì a Sassacci, mentre usciva dal supermercato dove lavorava, Miriam Napodano, una giovane mamma di 27 anni, colpita dalla vettura mentre attraversava la strada. 

Il conducente, imputato di omicidio colposo, si è difeso per la prima volta in aula ieri mattina, lasciandosi interrogare davanti al giudice. “Facevo quella strada tutti i giorni e ne conoscevo la pericolosità, perché era piena di buche, per cui andavo sempre piano. La sera dell’incidente c’era molto traffico, la fila era praticamente quasi ferma, a un certo punto ho sterzato a destra e sentito un rumore. Mi sono accorto di avere investito una persona che era a terra. Sono immediatamente sceso dalla macchina per soccorrerla, ma purtroppo non c’è stato niente da fare”, ha detto l’imputato. 

La donna, madre di una bambina di appena tre anni, fu investita mentre stava attraversando a piedi la Flaminia, per raggiungere il bar dove sarebbero venuti a prenderla per tornare a casa dopo una giornata di lavoro. Indossava ancora la divisa dell’Eurospin, Miriam, quando è stata falciata da una Fiat Doblò che, secondo l’accusa, avrebbe viaggiato a 50 chilometri dove il limite era di 30 chilometri orari.

La vittima, trovata ancora viva dai soccorritori, è deceduta poco dopo in ospedale. ma il suo corpo non fu sottoposto ad autopsia. “Sappiamo che un investimento a 30 chilometri orari equivale a una caduta da un’altezza di quattro metri, per cui compatibile con la frattura della base cranica, che è l’unica ipotesi di morte, non essendo stata fatta l’autopsia, ma solo l’esame esterno della salma”, ha detto il dottor Roberto Lattanzi, il medico legale di Terni consulente della difesa durante una delle udienze del processo. 

In questi anni, tutti hanno concordato, compreso il carabiniere intervenuto per primo sul posto dopo l’allarme, sulle cattive condizioni della strada. “Era una giornata piovosa – ha detto la barista, che conosceva bene la vittima – in quel tratto non c’erano, e non ci sono tuttora, strisce pedonali. I lampioni, parte dei quali non funzionanti, erano coperti dagli alberi e l’illuminazione del supermercato e dell’area di servizio non è rivolta sulla strada, scarsamente illuminata. Una strada che all’epoca era piena di buche, profonde anche 20-25 centimetri, per cui era segnalata come dissestata e con un limite di 30 chilometri orari”.

La difesa ha prodotto una serie di fotografie scattate sul luogo della tragedia per dimostrare le cattive condizioni della strada. 

L’automobilista, in base ai rilievi, avrebbe fatto di tutto per evitare l’impatto: “La dinamica dice che si era accorto dell’ostacolo, ma che non è riuscito ad evitarlo. Ha tentato una sterzata a destra, frenando e scarrocciando sul terreno prima di arrestare il mezzo. Il suo comportamento è stato ineccepibile, si è fermato a prestare soccorso alla vittima e poi è rimasto sul posto, offrendo la massima disponibilità”. 

Silvana Cortignani


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